Il figliol prodigo Alfano tenta di ricucire i rapporti con Berlusconi. Ma il Cav ormai pensa solo alle sue aziende

di Giorgio Velardi
Politica

Di rinviare il referendum a causa del terremoto, dice Matteo Renzi, proprio non se ne parla. Le parole del presidente del Consiglio, arrivate ieri dopo l’uscita del ministro dell’Interno e leader di Ncd Angelino Alfano – “se l’opposizione chiedesse un rinvio io sarei d’accordo” – chiudono forse definitivamente i giochi su una partita terminata ancora prima di cominciare. Contemporaneamente, però, ne aprono un’altra, tutta interna al centrodestra. Nel suo appello, infatti, il capo del Viminale ha tirato direttamente in ballo Silvio Berlusconi, che “conosce bene quanto dal punto di vista dello spirito pubblico diventi difficile una campagna elettorale che separa un Paese che invece ha bisogno di essere unito”.

LINEE ROVENTI – Dichiarazioni che fanno il paio con quelle rilasciate da Alfano nel nuovo libro di Bruno Vespa, C’eravamo tanto amati, che uscirà domani: “Berlusconi può aiutare il Paese a salvarsi da Grillo”, perciò “andrebbe costituito un rassemblement che impedisca il travaso dei voti moderati verso Renzi e che potrebbe dimezzare la consistenza della Lega”. I contatti fra i due, spiega a La Notizia un importante parlamentare di Forza Italia, sono frequenti. “Alfano parla in continuazione con Berlusconi” e questi colloqui “vanno avanti ormai da molto tempo”, compreso il periodo di convalescenza del Cavaliere dopo la delicata operazione al cuore. Il partito, o almeno l’ala più oltranzista, respinge però qualsiasi ipotesi di un ritorno all’ovile di “Angelino”, al quale non è mai stato perdonato il “tradimento” del novembre 2013. Sotto questo punto di vista, dice ancora l’esponente azzurro, “la spaccatura” fra chi vorrebbe riaccogliere l’ex delfino di Berlusconi e chi no “è profondissima”. Tanto che “in molti utilizzano l’espressione ‘siamo tutti inconsapevolmente iscritti al partito anti-Mediaset’ per esprimere la loro contrarietà alle uscite di Renato Brunetta”, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, “che spesso scambia le proprie opinioni personali con quelle del gruppo che rappresenta”. Non solo sul ministro dell’Interno, ovvio, ma anche e soprattutto sul referendum.

PARTITO AZIENDA – Già, il referendum. È questa l’altra partita che sta logorando Forza Italia. Se infatti Renato Brunetta, Paolo Romani, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli (tanto per citarne alcuni) stanno lavorando pancia a terra per la vittoria del No, di certo il “partito Mediaset” non disdegnerebbe un successo del Sì. In prima linea c’è la triade formata da Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini. Il primo, raccontano i bene informati, avrebbe più volte espresso una certa irritazione per i toni duri usati da Brunetta e co. contro Renzi. Meglio lasciare aperte tutte le porte, hanno spiegato i tre al Cavaliere, che per ora prende tempo pur ribadendo il suo No alla riforma costituzionale. Non andrà in tv nelle prossime settimane, almeno fino alla metà di novembre, quando i sondaggi daranno indicazioni più chiare su quello che potrebbe essere l’esito del voto del 4 dicembre. Ma nell’incontro avuto sette giorni fa al Quirinale, Berlusconi ha ribadito al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che non chiederà le dimissioni del premier se quest’ultimo dovesse uscire sconfitto dalle urne. E che a quel punto intenderà dare il suo contributo sulle riforme. Un nuovo “patto del Nazareno”, insomma, che stavolta Berlusconi vorrebbe e potrebbe giocare da protagonista, dopo l’esito non certo positivo della prima edizione. “Renzi ha una grande paura di perdere”, conclude il parlamentare: “Non è da escludere un accordo fra i due prima del voto per evitare sorprese”. Vincere il referendum e tutelare Mediaset. Sarebbe il delitto perfetto.

Tw: @GiorgioVelardi