Il gioco va di traverso ai Monopoli

Di Angelo Perfetti
Cronaca

Di Angelo Perfetti

La torta del gioco è grande e succulenta. Ma da qualche anno sono in tanti a cercare di portarne a casa una fetta. Troppi, al punto che per i concessionari la gallina dalle uova d’oro – specie avicola fondata più sulla ricerca del colpo della vita da parte di un esercito di nuovi poveri che dalla leggera sensazione del tentare la fortuna – non basta più. Se è vero che c’è sempre più gente che gioca, è altrettanto vero che la legge 248 del 2006 ha assegnato un considerevole numero di nuove concessioni, che ha comportato la saturazione del mercato e una conseguente drastica riduzione degli incassi. Sia che si tratti di scommesse sui cavalli sia che si tratti di altre scommesse sportive.

Contro lo Stato
Peccato però che il “fattore”, cioè i Monopoli di Stato, da quelle galline voglia continuare a mantenere lo stesso volume d’oro. E che da quel fatidico 2006 continui a chiedere ai concessionari lo stesso minimo garantito che, da contratto stipulato antecedentemente alla nuova legge, era previsto. Da un parte l’Aams, dunque, dall’altra i concessionari. E stavolta non è un gioco. A ricorrere al Tribunale amministrativo regionale sono stati la Eurobet, ma a anche Mediabet, Tuke, Mondial bowling Ciampino, Romar, Ferrero e Toppino, Brianza giochi e scommesse, Cavalo, Agenzia Salvo d’Acquisto, Ribot, Replatz, Take a way, Simar giochi e telefonia. Tutti uniti sulle barricate erette contro le pretese dei Monopoli di incassare il minimo garantito. E solo soldi. Decine di migliaia di euro per ogni concessionario, a volte centinaia. E per l’Amministrazione autonoma Monopoli di Stato è una vera e propria debacle. Le sentenze di ieri si vanno a sommare ad altre con le quali il Tar del Lazio, già dalla scorsa settimana, sta accogliendo i ricorsi presentati da numerosi concessionari contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Mef, oltre che Mipaaf-Assi, e con i quali si chiedeva l’annullamento dei provvedimenti con cui venivano ricalcolati gli importi dei minimi garantiti dovuti per le loro concessioni.

La Consulta
E non c’è solo il Tar ad entrare in questo gioco al ribasso voluto dai concessionari. La Corte Costituzionale ha già rilevato la sussistenza di “una evidente rottura della consequenzialità logica fra la pretesa di pervenire ad un equilibrato riassetto delle prestazioni economiche dei concessionari e la fissazione del tetto in modo apodittico, prescindendo cioè da quell’attenta e ponderata valutazione delle mutate circostanze di fatto (i pacifici minori introiti conseguenti all’evoluzione in senso concorrenziale del mercato delle scommesse ippiche), che costituiva la premessa indispensabile della determinazione delle modalità di salvaguardia e che rimane non meno indispensabile per l’applicazione del nuovo meccanismo di riequilibrio”, evidenziando la non emersione dei criteri che hanno ispirato le scelte realizzate con la legge-provvedimento nonché le relative modalità di attuazione, indispensabili affinché la stessa possa essere ritenuta conforme alla Costituzione.

L’illegittimità
“Non essendo quindi riscontrabili, neanche dagli atti parlamentari, le ragioni che possano far ritenere il tetto di riduzione congruente con l’obiettivo prefissato dallo stesso legislatore, ovvero la riconduzione ad equità dei rapporti concessori nel rispetto dei principi di efficienza ed economicità, la norma, nella parte in cui fissa al 5% la soglia massima di riduzione delle somme dovute a titolo di minimi garantiti, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima.

No al credito d’imposta
Intanto vanno avanti i lavori parlamentari. Sono due gli emendamenti al disegno di conversione in legge sui Beni culturali approvato dalla Camera ma il loro testo è identico nella richiesta che “al fine di evitare il rischio che le erogazioni liberali per le finalità di cui al comma 1 del presente articolo possano costituire una forma di pubblicità indiretta, il credito d’imposta non è riconosciuto, in relazione alla natura dell’attività svolta, alle società del tabacco e del gioco d’azzardo”. Un altro giro di vite.