Il giorno dei lunghi coltelli nel Centrodestra: in FI e FdI c’è chi chiama Salvini “traditore” (proprio come Alfano)

di Giorgio Velardi
Politica

“Ha tradito, sono tutti incazzatissimi con lui”, dice tranchant un deputato di Centrodestra a La Notizia. È un clima da lunghi coltelli quello che si respira in queste ore dentro alla (fu) coalizione. E il destinatario delle invettive, manco a dirlo, è Matteo Salvini. È col leader della Lega che lo stato maggiore di Forza Italia e Fratelli d’Italia ce l’ha a morte, considerandolo “un traditore” al pari dei vari Fini e Alfano, che prima di lui avevano voltato le spalle a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni senza colpo ferire per prendere altre strade. Quella imboccata da Salvini, che lo ha sì portato sulla via del Governo del Paese, ma col M5s e non con gli altri due pezzi del rassemblement arrivato primo il 4 marzo (ma senza i voti sufficienti per governare da solo), rischia però di essere senza ritorno per lui nonostante il 25% accreditato alla Lega nei sondaggi.

Per capirlo stavolta non servono dettagliatissimi retroscena sui giornali o sfoghi da Transatlantico, come quello della nostra fonte. Basta leggere le dichiarazioni ufficiali, praticamente degli atti di guerra contro “il Capitano”, il soprannome inventato per lui dal suo spin doctor Luca Morisi. Oggi, ma solo per non andare troppo indietro nel tempo, da FdI è stato un continuo. A cominciare proprio dalla Meloni. Che dalle colonne di Repubblica, giornale non certamente amico del Centrodestra, ha sparato a palle incatenate contro ‘Matteo’. Che “noi abbiamo trattato da capo della coalizione mentre lui ha trattato gli interessi della Lega”, accettando un premier, Giuseppe Conte, “espressione del M5s che è un tecnico col cuore che batte a sinistra, amico della Boschi e di Napolitano”. Meglio: “Se si andrà avanti con questo schema”, se cioè si creasse una saldatura di sistema tra Carroccio e pentastellati che andasse oltre questa esperienza di Governo, “il Centrodestra come l’abbiamo conosciuto non esisterà più”. A rincarare la dose c’hanno pensato altri due colonnelli di FdI come Ignazio La Russa e Fabio Rampelli. Il primo: “Il Centrodestra compatto delle elezioni è finito perché Salvini ha accettato di trattare con Di Maio a nome della sola Lega e non più del Centrodestra unito”. E Rampelli: il leader del Carroccio “ha voltato le spalle al Centrodestra”. Insomma, il mood è questo.

Ma anche da Forza Italia, dove raccontano di un Cav deluso, per non dire furioso, ma per ora deciso a restare in trincea senza andare alla carica dell’“alleato”, c’è stato chi, come Giovanni Toti, ha voluto mettere in chiaro le cose. Perché se è vero che – almeno per ora – sui territori l’alleanza regge, per il governatore della Liguria, fervente sostenitore del partito unico di Centrodestra, è altrettanto vero che “il programma di Governo che leggo è molto diverso” da quello della coalizione. Tesi avvalorata da un’analisi dell’Istituto Cattaneo, secondo la quale il “Contratto per il Governo del cambiamento” stipulato tra i due leader è più vicino al programma dei 5S che a quello del Carroccio, è meno euroscettico rispetto a quanto entrambi hanno detto in campagna elettorale e non prefigura l’Esecutivo più di destra degli ultimi anni. Altra benzina sul fuoco dei già fragili equilibri interni. “Se sto facendo quello che sto facendo è perché gli alleati mi hanno detto ‘vai e prova’, questo è agli atti”, la replica di Salvini alle accuse. “Non è vero”, la controrisposta della presidente di FdI. Domani è un altro giorno, chissà.