Il Movimento va ripensato. La sconfitta in Umbria torna ad alimentare le critiche contro Di Maio. Ma il vero problema sono i valori e non la leadership

di Raffaella Malito
Politica

Ancora una volta, dopo l’ultima batosta elettorale, il Movimento guidato da Luigi Di Maio si ritrova a interrogarsi sul come e il perché della sconfitta. Ma ancora una volta sembra non centrare il bersaglio. Molti ne fanno una questione di poltrone o di mala organizzazione. Pochi quelli che tentano di volare più in alto additando le responsabilità a un grande assente nel M5S. Quello che manca è un sistema di valori alternativo a quello offerto da una destra che avanza imperterrita e sfrontata. E così per il senatore grillino Mario Michele Giarrusso “ogni volta che un attivista vede uno Spadafora, un Buffagni o una Castelli, viene colto da conati di vomito e fugge via disgustato”. Mentre per la presidente pentastellata della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco “occorre rimettere in discussione la linea adottata e puntare sulle competenze”. Scalcia pure l’ex ministro per il Sud Barbara Lezzi che rivendica “la proposta di convocare un’assemblea del M5S. Tutto il Movimento e non solo degli eletti”.

IL POST. Eppure quel post sul blog delle Stelle, battuto poche ore dopo i risultati del voto regionale in Umbria, in cui si legge che “il patto civico per l’Umbria lo abbiamo sempre considerato un laboratorio, ma l’esperimento non ha funzionato”, non da tutti è stato gradito. “Non credo che si possa prendere una decisione a caldo come se ci fosse un solo decisore”, replica Dino Giarrusso, europarlamentare grillino, alla domanda se sia archiviata l’alleanza con il Pd alle Regionali. Certo è lo stesso Di Maio che, in un lungo post sui social nel pomeriggio, sembra mettere la pietra tombale all’esperimento con i dem. “In Umbria -scrive – ci abbiamo provato, quello delle alleanze con altre forze politiche in occasione delle regionali era un tema che ci portavamo avanti da troppi anni. Adesso abbiamo la certezza che non rappresenta la soluzione”.

Insomma o con la Lega o col Pd al governo il M5S si fa male, “perde consenso”. “Siamo la terza via, che va oltre la destra e la sinistra”, ribadisce il ministro degli Esteri. Ma come uno spettro aleggia la questione valoriale. Cosa rimane dei principi dei Cinque stelle oltre alle battaglie condotte sul fronte dei costi della politica – dalla sforbiciata ai vitalizi a quella del numero dei parlamentari – e su quello dell’onestà con l’introduzione dello spazza-corrotti e, da ultimo, il giro di vite sui grandi evasori? “Se lavoriamo continuando a valorizzare gli attivisti funzioniamo. Dove non ci sappiamo spiegare e la gente non ci crede più, dove diamo l’idea di aver perso i valori fondanti e di essere simili alle altre forze politiche, vengono scelte le altre forze politiche”, dice Dino Giarusso.

Più che del risultato elettorale, avverte il senatore pentastellato Primo Di Nicola, bisogna allarmarsi del “dilagare di una destra dai contorni indefinibili tanto è nuova, imprevedibile e pericolosa”. E ancora: “Dal baratro in cui rischiamo di sprofondare si intravede un vuoto valoriale, alternativo, che tutti chiama in causa. Serviamo ancora?”. A questa domanda il Movimento di Di Maio è tenuto a rispondere con un modello di valori e ideali alternativo a quello che rifila il trio Salvini-Meloni-Berlusconi. Per recuperare le ragioni profonde che ne giustificano la presenza su un piano politico e sociale e su uno culturale. E, se non appare troppo pretenzioso scomodare Dante, per ritrovare “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

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