Il patto Italia-Libia andrà avanti. Ma Di Maio annuncia ritocchi. Per il ministro rompere l’intesa è “un vulnus politico”. Il rischio di una ripresa dell’invasione però è concreto

di Clemente Pistilli
Politica

Sull’intesa con la Libia non si discute. Si va avanti. Rompere quegli accordi “rappresenterebbe un vulnus politico”. Lo ha precisato il ministro degli esteri e capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, rispondendo al question time alla Camera dopo un’interrogazione presentata da sette deputati del Pd, con cui è stato chiesto quali “siano gli intendimenti in merito agli accordi in essere, alla necessità di rinegoziarli e alla richiesta Onu di chiudere i centri di detenzione per evacuare i richiedenti asilo in altri Paesi e, per il tempo strettamente necessario a completare la suddetta operazione, come si intenda agire per assicurare a Unhcr, Oim e Onu l’accesso ai campi previsto dal memorandum”.

Domande poste a breve distanza dal rinnovo tacito degli accordi previsto per il prossimo 2 novembre. Nonostante gli appelli delle Ong e di numerosi esponenti dello stesso Partito democratico, Di Maio però è stato chiaro: l’accordo con Tripoli verrà rinnovato. Con una sola concessione: “Lavoriamo per migliorarlo”. Difficile del resto fare scelte diverse per i giallorossi, considerando che quell’intesa è stata voluta dall’ex ministro dem Marco Minniti nella scorsa legislatura e che i 5 Stelle sono stati sempre contrari agli sbarchi e ora stanno anche cercando di “coprirsi a destra”.

Per Di Maio il memorandum ha funzionato contro l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani. . “Il documento – ha specificato il ministro – può essere modificato, ma è innegabile come abbia ridotto arrivi e morti in mare”. E come già avvenuto sia con il Governo Gentiloni che con il Conte 1, il problema delle condizioni in cui vengono tenuti i migranti nei campi libici e l’operato della stessa guardia costiera libica non sembrano un problema per l’Italia. Di diritti umani non si dibatte. Solo di sbarchi e di stranieri a cui trovare una collocazione. Come completamente fuori dal dibattito è un eventuale impegno per iniziare a sanare le mille piaghe che portano migliaia di persone a fuggire dalla loro terra, rischiando anche la vita pur di raggiungere l’Europa.

“Proporrò la convocazione della commissione italo-libica prevista dall’articolo 3 dell’accordo”, ha aggiunto il ministro degli esteri. E ha insistito: “Una riduzione dell’assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento delle condizioni dei migranti”. Il memorandum “ha contribuito, attraverso il rafforzamento delle capacità operative delle autorità libiche, a ridurre in maniera rilevante gli arrivi dalla Libia, da 107.212 del 2017 a 2.722 dell’ottobre 2019, e conseguentemente le morti in mare nel Mediterraneo centrale”. Le tragedie in terra d’Africa non trovano spazio nel dibattito parlamentare.

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