Il Pd s’è perso nei Boschi. Sondaggisti concordi: se continua così, può crollare sotto il 20%

di Giorgio Velardi
Politica

Una discesa vertiginosa. Che adesso, con l’audizione-bomba di giovedì in Commissione Banche del presidente uscente della Consob, Giuseppe Vegas, rischia di diventare inarrestabile. Con la soglia del 20% che aleggia come uno spettro su Largo del Nazareno e che, se alla fine si manifestasse, segnerebbe la fine dell’epoca renziana. Le frasi pronunciate dal capo della Commissione nazionale per le società e la Borsa sulla sottosegretaria Maria Elena Boschi e l’affaire Banca Etruria infatti avranno sicuramente un impatto sul gradimento per il Pd espresso dagli elettori nei sondaggi. O almeno così la pensano gli esperti interpellati sul punto da La Notizia. Nelle rilevazioni delle ultime settimane, il partito di Matteo Renzi è sceso sotto il 25%. L’ultima supermedia realizzata da YouTrend per Agi e diramata ieri – basata sui sondaggi di 9 differenti istituti – parla infatti di un Pd al 24,4%, il valore più basso dell’anno. Il tutto mentre al contrario M5S e Forza Italia resistono, rispettivamente, al 27,2% e al 15% (due punti in più della Lega).

Fuga dal Nazareno – “È indubbio che le parole di Vegas provocheranno un danno al Pd, non solo in termini di voti ma anche di immagine, soprattutto alla luce dei rapporti sempre più complicati fra gli italiani e le banche. La vicenda Boschi pesa negativamente perché segna una distanza sempre più ampia fra un qualsiasi cittadino e i privilegi di un politico” ed “è questo, dal punto di vista della percezione, il nocciolo della questione e poco importano gli effettivi risvolti giuridici. D’altronde l’etica ha un peso importante, soprattutto nelle fasi elettorali ”, ragiona Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè che ‘quota’ i dem addirittura al 23,7%. Rispetto alle Europee 2014, quelle del famoso 40,8%, l’istituto di Buttaroni ha calcolato per il Pd una perdita di “circa 5 milioni di voti”. Dove sono andati a finire? “La parte più consistente è andata a ingrossare le file di astensionisti e indecisi – risponde il direttore di Tecnè –, più di 500mila hanno virato verso il M5S e circa 1,2 milioni si stanno muovendo verso Liberi e Uguali”, il neonato movimento di sinistra con a capo Pietro Grasso. “Nel 2014 Renzi sentiva il Paese e lo raccontava” ma “da dopo il referendum del 4 dicembre sembra aver perso quel tocco ‘magico’”, conclude il sondaggista.

Conto salatissimo – Anche per Roberto Baldassari, presidente dell’Istituto Piepoli, l’affaire Boschi-Banca Etruria avrà degli strascichi. Ma solo per il Pd e non sul Governo. “Questa vicenda sarà debilitante soprattutto per Renzi – spiega – visto che la sua immagine è legata a doppio filo a quella dell’ex ministra oggi sottosegretaria. Ogni volta che la Boschi viene tirata in ballo o interviene direttamente, per esempio per annunciare querele o quant’altro contro i suoi detrattori, provoca un effetto negativo per i dem perché riapre una ferita che addolora milioni di risparmiatori colpiti dalla crisi delle banche”. Ma quanto ha perso il Pd nelle ultime settimane secondo il sentiment registrato dall’Istituto Piepoli? “Dal 27 novembre, cioè da dopo le elezioni in Sicilia, al 12 dicembre il calo è stato di due punti percentuali”, fa i conti Baldassari cifre alla mano. Cioè un punto a settimana. “In più, dal centro Renzi non riesce più a drenare voti, vista la risalita di Forza Italia, e Liberi e Uguali è passato dal 5,5%, sommatoria di Articolo1-Mdp e Sinistra Italiana-Possibile, al 7/7,5% dopo la discesa in campo di Grasso”. Insomma, “se continua così, il rischio di avvicinarsi o di andare sotto al 20% esiste”, ammette il sondaggista. “Matteo” è avvisato.

Twitter: @GiorgioVelardi

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