Il tetto al contante è inutile. L’evasione non si ferma così. Salvini vuole eliminare il limite alle banconote. Il presidente dell’Associazione italiana responsabili antiriciclaggio Razzante non ha dubbi: “Giusto, la misura è un fallimento”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Contante sì, contante no. Una diatriba che dura da tempo. Perlomeno da quando Mario Monti ha deciso di porre un tetto all’utilizzo del contante a mille euro (poi alzata a tremila da Matteo Renzi). Due giorni fa il ministro dell’Interno Matteo Salvini, partecipando alla convention di  Confesercenti, ha riaperto l’eterno dilemma lanciando la proposta di abolire il limite al contante in Italia. “Una proposta che deve essere valutata con particolare attenzione e giustamente ha suscitato l’adesione da parte delle categorie dei commercianti e dei piccoli imprenditori”, commenta a La Notizia Ranieri Razzante, presidente dell’Aira (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio).

Ma non dovrebbe essere un modo per combattere l’evasione?
Le dico questo: da quando è stato intrdotto il limite al contante, l’evasione fiscale è costantemente aumentata. E così anche il riciclaggio. E, di contro, il limite a mille euro ha creato sin da subito enormi problemi ai piccoli commercianti.

In che senso?
Le cito uno studio: la CGIA di Mestre pubblicò dati che testimoniavano un crollo del fatturato medio dei piccoli commercianti del 37%. Tutto questo perché, con un tetto così basso gli stessi consumatori finivano col non pagare e non acquistare. Non è un caso che tutte le associazioni di categoria andarono a lamentarsi dal Governo.

Servì a qualcosa?
In parte sì: dopo le resistenze del Governo Letta, Renzi è stato “costretto” ad alzare il tetto a tremila euro.

In pratica l’evasione non è stata combattuta e a rimetterci è stata la piccola e media economia…
Esattamente. Oggi la Gardia di Finanza ci dice che in cima alle operazioni di evasione fiscale ci sono non operazioni in contanti, ma mega triangolazioni tramite le quali si creano società fittizie, le cosiddette cartiere, che fanno fatture false per operazioni inesistenti. E queste fatture vengono pagate ovviamente in bonifici. La frode fiscale e la maxi evasione si caratterizzano per l’uso del bonifico.

In pratica dobbiamo abbandonare l’immagine dell’imprenditore che fugge con la valigetta piena di soldi?
Guardi, nessuno dei principali reati ricompresi nel decreto n. 74/2000 che contiene tutti i reati fiscali, dalla dichiarazione infedele fino alla frode fiscale, prevede l’utilizzo del contante per pagare fatture come reato. È impossibile pensare che nel 2018 l’imprenditore vada all’estero con la valigetta, invece di aprire società fittizie dove fa confluire soldi con bonifico per costituire capitale sociale. E poi casomai paga fatture per l’acquisto di materiale. E così anche il mafioso: l’unico pagamento in ambito di mafia che avviene in contanti è solo col narcotraffico, ormai.

Mi scusi, ma allora la domanda nasce spontanea: perché è stato deciso di porre il tetto all’utilizzo del contante?
Parliamo di una scelta squitamente politica, tesa a far vedere che si mettevano in campo strumenti di contrasto all’evasione fiscale.

Non pensa che ci sia anche altro? Mi spiego: qualcuno ci ha guadagnato dal tetto?
Se qualcuno ci ha guadagnato? Ricordo sommessamente che il Governo Monti prese la decisione di far incassare le pensioni tramite conto corrente. Non si potevano incassare più in contanti e i pensionati dovevano necessariamente aprire conti correnti. Noi possiamo pensare che i pensionati riciclino con la pensione che ricevono?

Ultima domanda: visto quanto dichiarato dallo stesso Salvini, pensa che questo Governo possa abolire realmente il tetto al contante?
Lo spero. Sarebbe legittimato a farlo, visto il palese fallimento su tutti i fronti del tetto voluto prima da Monti e poi da Renzi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *