Imane Fadil è morta a causa di una malattia. Per la Procura di Milano la teste chiave del caso Ruby non fu avvelenata

dalla Redazione
Cronaca

La Procura di Milano ha chiesto oggi l’archiviazione dell’inchiesta, aperta ipotizzando l’omicidio volontario, in seguito alla morte di Imane Fadil, la modella marocchina, teste chiave del processo Ruby che vede imputato anche l’ex premier Silvio Berlusconi. Per gli inquirenti c’è la “certezza” che la 33enne, scomparsa il 1° marzo scorso dopo alcune settimane di ricovero in ospedale, fosse affetta da aplasia midollare. La consulenza medico-legale, ha spiegato il procuratore di Milano, Francesco Greco, “ha dato un esito piuttosto sicuro” su un decesso “per malattia”, anche se restano ancora ignote “le cause che hanno generato la patologia, possono essere molteplici, da un’infezione ad altre”.”I consulenti – ha detto l’avvocato della famiglia di Imane Fadil, Mirko Mazzali – dicono che le scelte terapeutiche, in qualche misura, non sono state azzeccate, anche se escludono la colpa medica. Io non sono un medico, ma penso che ci siano elementi per valutare, attraverso una nostra consulenza, eventuali responsabilità dei medici”. La famiglia sta comunque valutando di opporsi alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, chiedendo ulteriori accertamenti non sotto il profilo di un possibile avvelenamento, che esclude, ma sotto quello di eventuali negligenze dei medici della clinica Humanitas.

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