Inchiesta Consip, il bubbone è scoppiato. Parla Taormina: è guerra tra la Procura di Napoli e Roma. Ma ora anche l’Arma si scopre politicizzata

di Carmine Gazzanni
L'intervista

La sintesi, per chi si fosse perso le tante e tante puntate precedenti, è una soltanto: “la Procura di Napoli è contro Matteo Renzi, quella di Roma è a suo favore”. Non ha dubbi, sul caso Consip, l’avvocato Carlo Taormina che bene conosce le dinamiche interne agli ambienti giudiziari e la rete inestricabile che spesso, troppo spesso, lega questo all’apparato politico, specie governativo. Anche se, ci dice, Taormina, qui c’è un elemento in più che viene fuori, “quello dell’Arma dei Carabinieri”.

Si spieghi meglio.
Beh, è impossibile pensare che quello della trascrizione dell’intercettazione sia un errore formale.

Verrebbe allora da pensare sia un depistaggio.
Questo lo accerterà l’inchiesta. Certo è che lo scontro tra le due Procure è evidente. E non è nemmeno la prima volta che Napoli e Roma si fanno guerra, senza dimenticare che Napoli anche in altre situazioni si è contraddistinta per l’originalità delle sue inchieste. Basti pensare a tutte le vicende di cui è stato protagonista John Henry Woodcock… Però qui l’elemento è un altro.

Quale?
Che la magistratura abbia fatto sempre politica, lo sappiamo. Qui c’è l’Arma dei Carabinieri che viene fuori. Tutti oggi dicono che dobbiamo far riferimento a questa. Ma che ci siano più anime dentro all’Arma, e soprattutto anime che possiamo riferirle a contesti politici diversi, è evidente. Anzi: queste cose sono successe prima dentro all’Arma e poi hanno avuto riflessi nella magistratura.

Insomma, non solo magistratura ma anche Arma politicizzata?
Le dico di più: io se fossi stato Giuseppe Pignatone non avrei fatto la scelta che ha fatto: avrei spostato le attività di indagini a un altro corpo, o alla Polizia di Stato o alla Guardia di Finanza. Come si può pensare di lasciare tutto all’Arma dei Carabinieri? Francamente la considero una decisione veramente allucinante.

Taormina-e-Ilaria-alpiIntanto l’opinione pubblica si è divisa sulla questione. Diciamolo: complice anche una pesante fuga di notizie…
Guardi, io sono contro la spettacolarizzazione delle inchieste. Però mi domando: se non ci fosse stata l’informazione, sbagliata o esagerata che sia, noi di questa porcheria statale non avremo saputo niente. Certo, ci vuole qualche norma regolatrice. Ma qui il problema è un altro: la magistratura va per cavoli suoi, per la ricerca del potere assoluto. E non c’è un organo all’interno per porre un freno a tutto questo. Qui siamo in balia di questa magistratura sempre più “potere autonomo dello Stato” e “potere contro lo Stato”. Non è un problema di autonomia dei poteri: la magistratura, che è un pezzo del potere, sta contro tutto il resto.

In questo senso, allora, dovremmo supporre che spesso l’oggettività delle inchieste non venga assicurata?
Esattamente questo è il punto: la magistratura non risponde più a canoni di obiettività, ma segue una direzione piuttosto che un’altra per ragioni politiche.

E lo scontro nato con la vicenda Consip lo dimostra…
Ma io dico anche altro: meno male che è scoppiato questo scontro perché significa non solo denunciare un malessere della magistratura, ma anche un malessere dei cittadini rispetto al potere costituito e in particolare rispetto a quello governativo. Abbiamo assistito in questi anni a qualcosa di veramente insopportabile, dal Giglio magico fino a Carrai che doveva andare nei servizi segreti. Insomma, una gestione da decadentismo puro.

Con l’aggravante dell’Arma.
Questa è la vera novità. Non che prima non fosse così, ma ora la faziosità anche di questo corpo è emersa in maniera chiara.

Tw: @CarmineGazzanni

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