La Boschi che querela. L’ultima fantasia di Renzi su Banca Etruria. E dopo lo scontro tra il pm Rossi e Bankitalia per l’ex premier è certo: “Il Pd ha la coscienza a posto”

di Giorgio Velardi
Politica

Non si placano le polemiche politiche dopo l’audizione di giovedì del pm di Arezzo, Roberto Rossi, davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche. Le dichiarazioni con le quali il procuratore ha ridimensionato il ruolo di Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria e padre dell’ex ministra oggi sottosegretaria a Palazzo Chigi, Maria Elena, gettando ombre sul comportamento di Bankitalia (leggi Ignazio Visco), sono suonate come musica alle orecchie del Pd e di Matteo Renzi. Che proprio sull’organismo parlamentare presieduto da Pier Ferdinando Casini punta forte per prendersi delle rivincite in campagna elettorale.

Falso problema – Il segretario dem è tornato all’attacco. “Sulle banche – ha detto – abbiamo la coscienza e la fedina pulita. Che ci fosse un conflitto d’interessi su Banca Etruria è falso. Ieri (giovedì, ndr) è emerso che le responsabilità penali in quella vicenda non riguardano il padre della Boschi”. Per Renzi ci sono invece “delle responsabilità di mancato dialogo tra Consob e Bankitalia e delle incongruenze da parte di Banca d’Italia”. E ancora: “La colpa degli errori delle banche – il j’accuse del leader del Pd – è innanzitutto dei manager, di tutti quelli che non hanno governato bene. I banchieri che hanno sbagliato devono pagare”. Quanto alla vicenda della Boschi, “è stata un gigantesco alibi per non parlare di chi ha avuto problemi seri”. Per Renzi l’interessata “ha parlato in Parlamento, ora deciderà lei come difendersi in via legale con le querele”. Ma sembra più che altro un invito destinato a restare disatteso. Del resto se il riferimento è alle rivelazioni contenute nel libro di Ferruccio de Bortoli, secondo cui l’ex Ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, fu contattato proprio dall’allora ministra affinché valutasse il dossier Banca Etruria, è difficile che l’ex ministra agisca in giudizio ora dopo aver minacciato di farlo a suo tempo senza mai dare seguito alle parole.

Quanto a Ghizzoni, con la legislatura agli sgoccioli, sarà praticamente impossibile audirlo. E perché consentirgli di dire in un’aula di giustizia ciò che non avrà la possibilità di dire in quella del Parlamento? Del resto la strada della proroga dei lavori della Commissione tramite un intervento da inserire nel Milleproroghe, proposta dal vicepresidente Renato Brunetta (Forza Italia), appare del tutto impraticabile, come peraltro ha sottolineato ieri Casini.

Titoli di coda – Davanti alla Commissione torneranno invece il Dg di Consob, Angelo Apponi, e il capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo. “Anche a loro chiederemo conto di ciò che è emerso”, ha già annunciato il presidente del Pd, Matteo Orfini, membro dell’organismo. “Sembra che ieri in Commissione d’inchiesta vi sia stata una sentenza passata in giudicato, da un lato, di assoluzione del Governo Renzi e del Pd sulla complessa partita delle banche e, dall’altro, di condanna della Banca d’Italia”, va all’attacco Stefano Fassina (Sinistra Italiana).

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