La Corte dei Conti assolve 26 poliziotti coinvolti nei pestaggi alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001. Non si può contestare il danno erariale a causa di una lacuna normativa

dalla Redazione
Cronaca

I giudici della Corte dei Conti della Liguria hanno assolto, dalla richiesta di risarcimento per danno patrimoniale indiretto, 26 poliziotti per i pestaggi accaduti all’interno della Diaz durante il G8 di Genova del 2001. I fatti contestati dalla procura contabile ligure riguardano i risarcimenti imposti dalla Corte Europa dei Diritti dell’Uomo: per i giudici contabili la condanna dell’Italia è avvenuta proprio per la mancanza del reato di tortura nella legislazione italiana.

Con la sentenza del 7 aprile del 2015, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva accolto il ricorso di una della vittime dei pestaggi avvenuti alla Diaz condannando lo Stato italiano a versargli 45 mila euro. Nel suo ricorso, l’uomo evidenziava di essere “stato vittima di violenze e sevizie qualificabili come atti di tortura nel corso dell’irruzione delle forze di polizia nella scuola Diaz di Genova, luogo adibito, per l’occasione, a dormitorio”.

Secondo la Corte dei Conti, a dover pagare parte del risarcimento dovevano essere anche gli autori degli atti di violenza e i vertici che non avevano fatto nulla per evitare che accadessero. Da qui la richiesta ai 26 poliziotti di risarcire 33 mila euro, pari al 75%. I magistrati contabili hanno sottolineato la lacuna normativa che non prevedeva il reato di tortura. Per i giudici la condanna all’Italia è avvenuta proprio per questa lacuna legislativa e per questo gli atti violenza commessi dalle forze dell’ordine sulle persone presenti all’interno della Diaz sono stati perseguiti come lesioni personali, semplici o aggravate.

I giudici nella loro sentenza di assoluzione, la prima di questo filone, evidenziamo come “di detto danno non può rispondere altro soggetto diverso dallo Stato, cui competeva l’introduzione della normativa più severa reclamata dal ricorrente, e di cui la Corte Edu ha stigmatizzato la colpevole assenza”.

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