La farsa delle commissioni bicamerali. Si riuniscono poco e riempiono di gettoni deputati e senatori

di Giorgio Velardi
Politica

Solo in questa legislatura se ne contano 60 tra permanenti, bicamerali, speciali e d’inchiesta: 23 a Montecitorio, 21 a Palazzo Madama e 16 bicamerali. Le commissioni costellano l’attività del Parlamento, ma non tutte lavorano agli stessi ritmi. Anzi. Proprio come a scuola, ci sono quelle che si applicano di più sulle materie delle quali sono chiamate a occuparsi e quelle che, al contrario, potrebbero indubbiamente fare meglio. A dirlo non siamo noi ma i numeri pubblicati sui siti Internet delle due Camere, che aiutano fotografare il fenomeno. Prendiamo quelle bicamerali, previste per legge (con composizione mista), e d’inchiesta. Cosa fanno? Quante volte si riuniscono? E soprattutto per quanto tempo? Ad eccezione del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, e della Vigilanza Rai, che dal 2013 ad oggi sono state convocate per un totale di oltre 700 ore (427 ore e 28 minuti la prima e 273 ore e 28 minuti la seconda), le altre non brillano più di tanto.

Sali e scendi – Per esempio la commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria presieduta da Giacomo Portas (Pd), che tra i suoi compiti ha pure quello di effettuare indagini conoscitive e ricerche sulla gestione dei servizi di accertamento e riscossione dei tributi locali, si è riunita finora 101 volte per un totale di 83 ore e 35 minuti. Una media di 49 minuti e mezzo a seduta. Da inizio anno si contano 9 riunioni per “appena” 7 ore e 50 minuti. Non benissimo, insomma. In questi 4 anni invece i deputati e senatori della commissione per la semplificazione, guidata dal sempiterno Bruno Tabacci (Centro democratico) e chiamata a esprimere pareri sugli schemi di decreti legislativi previsti dalla legge 124/2015, si sono visti 174 volte per un totale di 99 ore e 28 minuti. Una media di 34 minuti a seduta. Come se non bastasse, c’è chi è riuscito a fare peggio. Leggere per credere i dati relativi alla commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, al cui vertice c’è Giancarlo Giorgetti (Lega). Una media di circa 29 minuti: 285 sedute durate in tutto 136 ore e 35 minuti. O quelli che riguardano la commissione per le questioni regionali capitanata da Gianpiero D’Alia (Ap): 358 sedute durate 126 ore e 35 minuti, più o meno 21 minuti a volta.

Che affare – Non è finita. Ieri il Fatto ha rivelato come la presidente della commissione per l’infanzia e l’adolescenza, Michela Vittoria Brambilla (FI), preferisca perorare di più la causa animalista che quella dei minori e perciò risulti quasi sempre assente. Così da inizio legislatura la commissione si è riunita 146 volte per un totale di 123 ore e 17 minuti, cioè 50 minuti a seduta, tanto che la vice Sandra Zampa (Pd) ha ammesso che “la Bicamerale andrebbe ripensata per garantire un rapporto più presente con associazioni e garante”. Fra l’altro, queste commissioni non sono a costo zero. Ai presidenti vanno 1.269 euro netti al mese per la Camera (ai vice 317) e 1.267 euro netti per il Senato (ai vice 316). Somme alle quali il Movimento 5 Stelle ha rinunciato.

Twitter: @GiorgioVelardi

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