La Lega torna Nord, pure Napoli colonia lumbard. Ultima nomina di Salvini: il comasco Molteni commissario in Campania

di Laura Tecce
Politica
NICOLA MOLTENI

Lumbard “do it better”. Dopo il bresciano Raffaele Volpi, oggi presidente del Copasir, in Campania arriva un altro coordinatore leghista catapultato dalla Lombardia: il fedelissimo salviniano e suo sottosegretario all’Interno nel governo giallo verde, Nicola Molteni da Cantù (nella foto). La nomina sarà formalizzata questa mattina a Napoli, piazza non facile per gli esponenti del Carroccio, da sempre oggetto di proteste e sit in ogni qualvolta hanno provato a mettere le basi nella città partenopea. Ad accoglierlo ci saranno i massimi dirigenti locali della Lega a partire dal presidente regionale Gianluca Cantalamessa, la deputata Giuseppina Castiello da Afragola e il neo europarlamentare Valentino Grant ma a dettare la linea politica e, cosa fondamentale, a mettere a punto le liste per le prossime elezioni regionali e politiche sarà il neo commissario Molteni.

Dopo la Calabria con Invernizzi di Bergamo, il Molise con Colla di Cinisello Balsamo, la Sicilia (e prima l’Umbria) con Candiani di Varese, la Toscana con Belotti di Bergamo e l’Emilia Romagna (e prima la Sardegna) con Zoffili di Como, continua anche in Campania il trend della “colonizzazione”, evidentemente l’autodeterminazione dei popoli, tema molto caro al Carroccio, vale solo per gli altri. Va bene per i catalani ma non per i napoletani o per i crotonesi che hanno bisogno di essere “guidati” ed “educati” da dirigenti settentrionali a seguire pedissequamente il verbo salviniano.

Del resto è nota la capacità di adattamento dei meridionali, sottoposti nel corso della storia all’amministrazione di governanti stranieri, magistralmente descritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: Don Fabrizio, principe di Salina, appartenente ad una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote prediletto Tancredi Falconeri che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio. Da qui la celebre frase: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

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