La lezione di Fava rivive in Tv. Domani su Rai1 il film sul fondatore de “I Siciliani”. Giornalista e artista con mille talenti, sfidò le cosche

dalla Redazione
Tv e Media

L’occasione è memorabile: domani, 23 maggio, è la Giornata della legalità. E non potrebbe esserci ricorrenza migliore per ricordare, specie in questo periodo, un uomo coraggioso e dal forte senso di Stato come Pippo Fava, barbaramente ucciso dalla mafia la sera del 5 gennaio 1984. Il giornalista del mensile I Siciliani rivivrà su Rai1, nel film di Daniele Vicari e nell’interpretazione magistrale di Fabrizio Gifuni: “Fava – ha detto ieri lo stesso attore parlando del film – aveva la passione e una vocazione istintiva per raccontare le cose che vedeva. Le raccontava in maniera molto fedele, era la sua caratteristica, ma essendo un artista, uno scrittore, un drammaturgo, un pittore, era in grado di renderle profondamente interessanti per chiunque”. Ed era esattamente così. Quando riceve quella telefonata da Catania Pippo Fava ha l’età in cui si cominciano a chiudere i primi bilanci di una vita. E dalla vita Fava ha avuto molto: una famiglia senza spigoli, un mestiere che sa fare e che gli piace ancora fare, ma soprattutto il dono di una scrittura felice e sfacciata che gli ha dato un discreto successo: i romanzi, il teatro, la lunga carriera da giornalista. E quando la sua città ha cominciato a stargli stretta, ha scelto di trasferirsi a Roma: ancora teatro, il cinema, una nuova compagna. Per Catania, nessun rimpianto.

Ma decide di tornare: in cambio una direzione che non sarebbe stata ostacolata, gli dicono. Pormesse non mantenute. Perché alla fine i suoi editori, per il timore delle ripercussioni di un boss come Nitto Santapaola, lo ostacolano, lo censurano. Per Fava è troppo. Ma ormai il “direttore” è entrato nel cuore di tanti cronisti alle prime armi. Vogliono restare con lui. E allora Fava non fa passi indietro e fonda il mensile I Siciliani: centosessanta pagine in carta patinata, copertina nera, lucida, elegante. Sotto la testata, la foto di quattro uomini in gessato grigio che brindano soddisfatti: sono i Cavalieri del lavoro di Catania, potenti e invisibili fino al giorno prima. Adesso il primo numero della rivista di Pippo Fava è dedicato proprio a loro: le scorrerie, le protezioni politiche, le relazioni pericolose, le torbide amicizie col mafioso Santapaola. Tutto. E ora le cose non si possono risolvere con una telefonata all’editore. I Siciliani va letteralmente a ruba. La prima edizione viene esaurita in due ore. Altre quattro ristampe: tutte esaurite. Il giornale cresce, mese dopo mese si fa più spavaldo, racconta le cose tinte ma descrive anche una Sicilia generosa e ribelle.

L’esempio – Dopo quello su Rocco Chinnici, insomma, ancora un lungometraggio che narra di uomini che hanno deciso di sacrificare se stessi pur di lasciare un esempio tangibile della lotta alla mafia e del sacrificio per il bene dello Stato. Ma per Fava c’è un aspetto peculiare. Un artista dai mille talenti, un “uomo verticale” e un giornalista “non eroe, ma simile a tutti noi con la sua tenacia e le sue passioni”. Tante definizioni. Tutte riferibili alla stessa persona. Che, ha detto il figlio, Claudio Fava, era una persona normale. “Questo film ha messo da parte la dimensione dell’eroismo e ha restituito a Fava la sua vita”. Perché “la sua lotta alla mafia era fatta anche di risate e momenti semplici”. Già. Perché l’eroismo, quello vero, non è mai sovrumano.

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