La propaganda non tira più. Ma Salvini leader è inamovibile. Parla il prof Pasquino: “Nessuno può rimpiazzarlo. Le Regionali però saranno un test sul suo consenso”

GIANFRANCO PASQUINO

“Se Matteo Salvini dovesse perdere l’Umbria sarebbe davvero un brutto segno, perché il Partito Democratico gliela ha praticamente offerta su un piatto d’argento”. Non usa giri di parole il politologo Gianfranco Pasquino: la prima regione che andrà al voto dopo la formazione del governo giallorosso è un test importante sia per il nuovo esecutivo che per il centrodestra a trazione leghista. “Dopo lo scandalo della sanità e le dimissioni della presidente Catiuscia Marini, se non conquista l’Umbria, il centrodestra subirà una battuta d’arresto. In caso contrario Salvini può alzare la voce, perché è lui che ha polarizzato l’attenzione su questa contesa elettorale; il danno non sarebbe solo d’immagine ma anche di sostanza, il centrodestra ha conquistato Basilicata e Molise, con l’Umbria sarebbe un’altra regione al centro. Un dato interessante”.

Lo step successivo sono le regioni rosse, l’Emilia Romagna il 26 gennaio e la Toscana in primavera. Cosa potrebbe succedere?
“Salvini la Toscana non la vince di sicuro, se dovesse vincere l’Emilia Romagna però sarebbe il colpo grosso perché quest’ultima è stata molto più la vetrina del comunismo italiano rispetto alla Toscana. D’altro canto la formazione giallorossa con la vittoria in Emilia Romagna segnerebbe un minimo di ripresa, perché non mi sembra ben messa”.

In caso di sconfitta in queste tre regioni a Salvini rimarrebbe però il nord.
“Il nord non è solo leghista, bisogna anche guardare anche alle città, Torino in mano ai 5 stelle, Milano in mano al Pd, Brescia, Bergamo e anche in alcune zone del Veneto ci sono realtà non leghiste quindi il nord non è così compattamente e omogeneamente leghista. In Liguria il presidente non è un salviniano anche se vorrebbe fare un accordo con Salvini, ci sono comunque dei margini e degli scenari aperti”.

Come vede la leadership di Salvini sia nel centrodestra che all’interno del suo partito? Le regionali potrebbero influire in un senso o in un altro?
“Partiamo dalla Lega: al suo interno non vedo grandi scossoni, i presidenti leghisti delle regioni del Nord stanno bene dove sono, non mi pare che abbiano ambizioni nazionali e fanno anche bene a non averne. L’ultimo che dai territori ha avuto queste ambizioni è stato il sindaco di Verona Flavio Tosi e gli è andata molto male. Salvini potrà anche non vincere le regioni ma lui il giorno dopo conterà i voti e la Lega e il centrodestra a trazione leghista cresceranno, rispetto alle ultime elezioni regionali, dappertutto e lui ovviamente si farà forte di questo dato, cioè che la Lega si sta insediando in zone dove fino a non molto tempo fa era molto debole.  Alla fine l’Italia sarà comunque più verde e la leadership della coalizione non è minimamente in discussione. Chi potrebbe essere lo sfidante, Tajani? Non scherziamo. Meloni? No, la leadership di Matteo salvini è assolutamente inattaccabile, non ho nessun dubbio. L’unico elemento disturbatore potrebbe la vicenda legata alla Russia (l’inchiesta su Gianluca Savoini e i presunti fondi russi alla Lega, ndr)”.

Mi sta dipingendo un Matteo Salvini saldamente in campo, quasi inscalfibile…
“In realtà quello che sta perdendo, anzi ha già perso, sono le issues: non avendo più la visibilità che aveva quando era ministro dell’Interno, le issues dell’immigrazione e della sicurezza gli stanno sfuggendo di mano, deve trovare un’altra tematica forte ma mi sembra che stia brancolando nel buio”.

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