La trincea degli agenti tv. La Commissione di vigilanza dà un colpetto ai veri padroni di viale Mazzini. Ma servirà un intervento del legislatore

La Commissione di Vigilanza Rai, all’unanimità, ha dato il via libera alla risoluzione sui conflitti d’interesse degli agenti e degli artisti. Passa il testo originario messo a punto dal relatore Michele Anzaldi con la sola aggiunta nella premessa contenente l’auspicio della Commissione per l’approvazione di una norma di legge che regoli il comparto televisivo per evitare svantaggi alla televisione di Stato. Nella premessa del testo approvato oggi si legge che “la commissione di Vigilanza auspica un intervento del legislatore che, anche al fine di rendere più trasparente il ruolo di ciascun operatore, possa favorire un riequilibrio nel ruolo degli agenti di spettacolo, ma nell’attesa dell’intervento, ritiene assolutamente indifferibile che la Rai, in quanto società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, adotti tempestivamente procedure idonee a evitare conflitti di interesse nei rapporti con gli artisti e i loro agenti”.

Ostaggio degli agenti – Negli ultimi tempi i veri padroni della Rai erano diventati i produttori e gli agenti delle star televisive. Manager dalle cui mani passano decine di milioni e di fronte ai quali l’azienda ha mostrato in mille occasioni una sorta di sudditanza. Invece di essere fornitori come altri, col cappello in mano fuori dalla porta del direttore generale, personaggi come Beppe Caschetto, Lucio Presta, Bibi Ballandi, Barbara Castorina e altri, hanno dettato in tutto e per tutto le loro condizioni strappando spesso condizioni favolose. Di fronte a questo strapotere, il Governo e il Parlamento sono entrati in conflitto, promettendo di fare quello che la Rai misteriosamente non fa da sola, cioè mettere un confine netto tra il ruolo degli agenti e quello dei produttori dei personaggi tv.

Il caso – L’ultima polemica su un ventuale conflitto d’interessi ha riguardato due dei personaggi di punta della scuderia di Caschetto: Fabio Fazio e Maurizio Crozza. Il deputato dem Anzaldi aveva protestato perchè la Rai permetterebbe a Crozza di utilizzare il servizio pubblico per promuovere la sua trasmissione che va in onda in una rete privata e risollevarne così le sorti, dopo i risultati di ascolti di questi mesi definiti deludenti. Se così fosse, ha detto Anzaldi, sarebbe molto grave, stigmatizzando che nessuna azienda farebbe mai pubblicità a un suo concorrente e se questo accadesse sarebbe materia buona per l’Antitrust. Una situazione di sicuro anomala, di cui Anzaldi lascia intuire il motivo nel fatto che a rappresentare sia Fazio che Crozza è, guarda caso, sempre lo stesso agente.