L’altra Italia a caccia dell’Oscar. Non c’è solo Dogman in gara per Hollywood. Bismillah può farcela come miglior cortometraggio

di Mirella Molinaro
Cultura

Gli occhi della piccola Samira hanno stregato tutti. Così come la sua storia che rappresenterà l’Italia nella corsa agli Oscar 2019. Insieme al film di Matteo Garrone, infatti, c’è in lizza anche l’opera di Alessandro Grande, un giovane regista calabrese che sta facendo incetta di premi con Bismillah, il cortometraggio che ha già conquistato il David di Donatello. Garrone con Dogman cercherà di conquistare l’ambita statuetta nella categoria come miglior lungometraggio in lingua straniera, mentre Grande con Bismillah proverà a portare a a casa il premio per la sezione cortometraggi. Un ticket non casuale. Sin da piccolo, il regista catanzarese non ha mai perso un film di Garrone e adesso sembra che i due vadano per mano alla conquista di Hollywood. La pellicola su Samira racconta le sorti di una bambina tunisina di 10 anni che vive da clandestina in Italia con il padre e il fratello diciassettenne. Quando quest’ultimo si ammala, la giovane si troverà ad affrontare da sola un problema più grande di lei. “Non è una storia sull’immigrazione”, ha precisato più volte Grande. E’, invece, l’occasione per entrare nel quotidiano di una famiglia normale arrivata in Italia alla ricerca di una vita migliore. Senza esprimere un giudizio a tutti i costi o dover per forza trasmettere un messaggio. “La chiave vincente – ha spiegato il regista – è proprio quella di parlare allo spettatore con sincerità di sentimenti come l’amore e la fratellanza, ai quali nessuno può sottrarsi. L’immigrazione rappresenta già di per sé una barriera. Io sono voluto andare oltre”.  Perché “Bismillah” è una storia di sentimenti, che punta tutto sull’umanità dei personaggi. La protagonista, Samira, è interpretata da Linda Mresy, una ragazzina che Grande ha conosciuto durante un provino organizzato in collaborazione col centro socio-culturale tunisino di Roma. A volte non riuscivano a incontrarsi e così facevano le prove attraverso Skype.

Il gol della vita – Per il regista che si era innamorato del cinema grazie a un cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, “La sequenza del fiore di carta”, il desiderio era di raccontare i mondi ai margini senza ipocrisia e pregiudizio. “Bismillah” è stato realizzato in collaborazione con la Calabria Film Commission e girato nella terra di origine di Grande e di Marcello Fonte, il protagonista di Dogman. Due talenti del Sud adesso insieme alla conquista di un sogno. Qualcosa di straordinario persino per Grande, appassionato di calcio e abituato a fare gol. Anche se una rete così può essere quella della vita.