Lavoro, Conte: “Se riparte il Sud, riparte l’Italia. La crisi economica ha acuito un sentimento di smarrimento e disagio. Quella demografica è tra le criticità più gravi”

dalla Redazione
Politica

“Se riparte il Sud, riparte l’Italia, non è uno slogan, è una fondata consapevolezza, supportata da evidenze storiche, che guida la nostra azione di Governo. Nell’ultimo ventennio, la politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno, ha svilito, anziché valorizzare, le sue interdipendenze con il Centro-Nord. Questo progressivo disimpegno della leva nazionale delle politiche di riequilibrio territoriale ha prodotto conseguenze negative per l’intero Paese”. E’ quanto ha detto il premier, Giuseppe Conte, intervenendo, questa mattina, alla presentazione del Rapporto Svimez 2019.

“Il Governo – ha aggiunto il presidente del Consiglio – intende promuovere un piano strutturale di investimenti e di misure di rilancio per il Mezzogiorno. Entro la fine dell’anno sarà varato un Piano per il Sud. Una delle priorità del nostro Piano è realizzare un vero riequilibrio territoriale della spesa ordinaria per investimenti che, negli ultimi decenni, non è stata distribuita tra le Regioni italiane in misura proporzionale alla popolazione residente”.

“Il lungo ciclo della crisi economica – ha detto ancora Conte – ha acuito un sentimento di smarrimento e disagio presso le nostre comunità, unito al senso di declino percepito soprattutto dai più giovani come inesorabile. La crisi occupazione ha assunto carattere di autentica emergenza nazionale e gli sforzi compiuti non hanno dato, evidentemente, le prospettive per rimediare a questa emergenza. Molto resta da fare per assicurare adeguate prospettive occupazionali”.

“Tra le più gravi criticità dobbiamo segnalare, con preoccupazione, la crisi demografica – ha aggiunto il premier -, causata sia da una riduzione senza precedenti del tasso di natalità, sia dalla crescente migrazione verso l’estero e verso il Nord del Paese. Tra il 2002 e il 2017 sono emigrate, dalle Regioni del Sud, oltre due milioni di persone. Come risulta da Rapporto, si prevede che, di questo passo, il Sud perderà 5 milioni di persone e, a condizioni date, quasi il 40% del Pil”.

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