Le crisi bancarie scatenano il regolamento dei conti al Tesoro. E il Corriere della sera prova a silurare il direttore generale del ministero, Vincenzo La Via

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Un’accusa durissima piove dritta in testa al numero due del ministero dell’economia. Il fatto è che gli attriti verbali tra Roma e Bruxelles, e la difficoltà che il Governo italiano sta incontrando nell’affrontare la questione bancaria, sembrano aver scatenato un autentico regolamento dei conti. A finire nel mirino, per quanto riguarda il fronte interno, è il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via. Ma a far riflettere, in questa vicenda, è anche il polverone alzato per confondere i mandanti di un’accusa destinata a provocare un terremoto nei corridoi di via XX Settembre. Senza girarci troppo intorno, La Via viene accusato di essere troppo assente dalle grandi partite europee che riguardano le banche italiane. Un versante che, a stare al ragionamento, vede impegnato in prima linea il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ma non il suo numero due. Una pecca inaccettabile per un ruolo, quello di direttore generale del Tesoro, che negli anni scorsi ha visto quella poltrona occupata da profili come Mario Sarcinelli, Mario Draghi, Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli. Senza contare, continua il ragionamento, che mai come ora servirebbe un direttore generale del Tesoro forte nell’interlocuzione con Bruxelles su partite come la bad bank, i crediti deteriorati, la garanzia bancaria unica.

IL NODO
Ma da dove viene l’accusa di evanescenza mossa a La Via? Formalmente da ambienti burocratici di Bruxelles. A questa conclusione si arriverebbe leggendo tra le righe un messaggio veicolato ieri da un articolo apparso sul Corriere della sera. L’articolo in questione, tra le altre cose, trattava del ruolo europeo di Elke König, economista tedesca che si trova a guidare lo strategico Consiglio unico di risoluzione con sede proprio a Bruxelles, in pratica l’ente che garantisce la “risoluzione” ordinata delle banche in difficoltà. Se sulle banche italiane continua a permanere incertezza, si leggeva proprio alla fine dell’articolo, “è anche perché l’inefficacia del Governo, vista da Bruxelles, è lampante”. E poi la staffilata: “Sul piano tecnico l’impegno del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan è stato costante, quello del suo direttore generale Vincenzo La Via no. Nessuno in Commissione, o nel gelido palazzo di Elke König, sembra mai averci parlato dei vitali dettagli bancari che potrebbero decidere il futuro del Paese”. Insomma, non servono altri commenti sulla durezza del messaggio. La domanda però è se siano davvero le tecnocrazie europee a lamentarsi di La Via. O se per caso siano solo lo strumento utilizzato per incanalare insoddisfazioni (o regolamenti di conti) che arrivano dall’Italia.

I PRECEDENTI
Non è una novità che l’anno scorso, prima che La Via venisse rinnovato da Padoan, si fosse creata una fila tra coloro che ambivano a prenderne il posto. Si fece il nome di Cosimo Pacciani, fiorentino e amico di vecchia data di Matteo Renzi, già capo della sezione rischi di Royal Bank of Scotland e poi responsabile dello stesso settore all’interno dell’Esm (European Stability Mechanism), ovvero il famoso Fondo salva-Stati. Accanto a lui si parlò di Matteo Del Fante, anche lui fiorentino e amico di Renzi, mai troppo soddisfatto della nomina ad amministratore delegato di Terna. Me nel gruppo venne inserito anche Dario Scannapieco, ex Tesoro, forte dei risultati messi a segno come vicepresidente della Bei (Banca europea per gli investimenti). Più di recente è spuntato fuori Antonino Turicchi, ex direttore generale della Cassa Depositi e Prestiti, che dovrebbe arrivare al Tesoro come capo della direzione privatizzazioni al posto di Francesco Parlato (a sua volta diretto a Fs). Un dato è certo: La Via non piace a palazzo Chigi e a un giglio magico abituato a fare e disfare quando si parla di nomine. Ma è tutta la struttura burocratica di via XX Settembre a non andare a genio ai renziani: dal capo di gabinetto di Padoan, Roberto Garofoli, che era segretario generale di palazzo Chigi con Enrico Letta, al capo della segreteria tecnica di Padoan, Fabrizio Pagani, che era consigliere economico dello stesso Letta. Finora però La Via ha resistito a ogni attacco grazie allo scudo di Mario Draghi, che ne ha favorito l’ascesa. Scudo che, anche stavolta, dovrà probabilmente essere riattivato.

Twitter: @SSansonetti

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