Le dimissioni erano un fake. Da Renzi un avviso di guerra. Parla Lucia Annunziata: Pd al punto di non ritorno

di Giorgio Velardi
L'intervista

“Questo è un punto di non ritorno”. Per Lucia Annunziata, ex presidente della Rai, direttore dell’Huffington Post e conduttrice di Mezz’ora in più (RaiTre), le elezioni di domenica 4 marzo hanno messo in discussione la “ragione sociale” del Pd, cioè quella di essere “il partito degli amministratori locali”. L’atteggiamento gattopardesco di Matteo Renzi non aiuta. “Le sue sembrano dimissioni fake – dice Annunziata –. Con l’intervista rilasciata ieri mattina al Corriere della Sera, Renzi ha di fatto svuotato la direzione e il ruolo di Martina. Più che un passo indietro, il suo mi sembra un avviso di guerra, da combattere con le sue truppe dentro al partito”.

Insomma, i dem restano in suo  ostaggio…
“Come del resto lo sono sempre stati in tutto questo periodo. All’inizio, Renzi ha avuto terreno fertile: quando è arrivato, il Pd era così debole che si è consegnato”.

Poi cos’è successo?
“Qualunque fosse il suo piano, Renzi ha fallito su tutta la linea. La sua colpa non è stata tanto quella di opprimere chi faceva parte del Pd, ma piuttosto di promettere un rilancio, una collegialità che non ci sono mai stati. In più, ha perso quattro elezioni di seguito in cinque anni…”.

“Il Pd si è consegnato”, diceva lei. Si aspettava, e si aspetta, che la minoranza cambi davvero passo?
“Al momento è molto difficile che ciò accada. Ci sono dei buoni quadri politici, ma sono deboli. Esistono nel partito figure che erano e sono rimaste scontente. Mi sembra tardi per imprimere una svolta: è un punto di non ritorno”.

In che senso? Si spieghi.
“Da partito degli amministratori locali, da forza di Governo per 5 anni oggi il Pd si ritrova dietro a M5s e Centrodestra. Le elezioni hanno messo in discussione la sua ‘ragione sociale’, quella di amministrare il Paese. Dopo ogni sconfitta elettorale abbiamo assistito all’addio di consiglieri, sindaci. In Campania è andata in crisi la famiglia De Luca e abbiamo visto i risultati”.

Zingaretti, Chiamparino, Gentiloni… Tra i nomi usciti finora c’è qualcuno che potrebbe ‘cambiare verso’ al Pd?
“Mi pare che al momento sul radar non siano state rilevate leadership alternative forti. Succederà? Vedremo. Ma tutti i nomi sul tavolo non rappresentano una reale novità”.

Nemmeno quello di Carlo Calenda?
“Dipende dalla decisione o meno di convocare le primarie. In quel caso, potrebbero correre Richetti, Delrio, lo stesso Gentiloni. Potrebbe mettersi in gioco Maria Elena Boschi”.

Capitolo Governo: come finirà? Il Pd terrà la propria posizione a oltranza?
“Credo che debba essere il M5s a fare il primo passo. Di Maio ha diritto all’incarico, ma non deve dimenticarsi che non ha preso il 40%. Fare la prima mossa non spetta al Pd”.

Ma le basi per un’alleanza ci sono?
“Sì, ci sono”.

Tw: @GiorgioVelardi

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