Le Nazioni non sono così Unite. Il Governo taglia i fondi Onu. Nella Manovra ridotti i contributi di 35 milioni. I caschi blu ci costano 221 milioni ogni 2 anni

di Carmine Gazzanni
Politica

Un taglio netto. Di 35,4 milioni di euro. Dopo le tante polemiche e la richiesta, avanzata dalle Nazioni Unite (e a cui non è mai stato dato seguito), di inviare i caschi blu in Italia per verificare la gestione dell’accoglienza migranti dopo l’insediamento del Governo gialloverde, l’Esecutivo risponde con i fatti. E, più nel dettaglio, con la Manovra. Basta leggere l’articolo 57, comma 15 del disegno di legge di bilancio. La norma, infatti, prevede una riduzione del contributo italiano all’Onu, pari a 35,4 milioni milioni di euro per l’anno prossimo e di 32,4 milioni a partire dal 2020. Il taglio, spiega la relazione redatta dagli uffici tecnici della Camera, tocca il fondo relativo ai “Contributi ad organismi internazionali” (di cui si occupa la Farnesina), all’interno del quale confluiscono le risorse per i contributi non solo all’Onu, ma anche all’Osce e al Consiglio d’Europa.

LE SPESE PER IL PERSONALE – A questo punto, però, urge una domanda: di quali e quanti soldi godono le Nazioni Unite ogni anno? È tutto specificato nella già citata relazione. Il tutto si articola tramite tre canali di finanziamento. Il primo è quello su cui dovrebbero ricadere i tagli previsti dal Governo (ma sul punto i tecnici hanno chiesto ai membri dell’Esecutivo una maggiore chiarezza), ed è finalizzato a coprire le spese per il personale e il funzionamento dei principali organi dell’Onu. I contributi, in questo caso, sono obbligatori e stabiliti dall’Assemblea Generale. La ripartizione può andare, in base al Paese in questione, dal minimo dello 0,001% al massimo del 22% del totale delle spese. Per il trienni 2016-2018 l’Italia ha contribuito nella misura del 3,7% alle spese delle Nazioni Unite. In soldoni parliamo di ben 91,1 milioni di euro. Siamo gli ottavi finanziatori al mondo, prima ancora di Russia (75 milioni) e Canada (71 milioni).

DI TRIBUNALE IN TRIBUNALE – Ma non è tutto. Il secondo – e più corposo – finanziamento è quello relativo alle missioni di pace, per cui l’Italia contribuisce per circa 250 milioni di dollari a biennio. Parliamo, cioè, di qualcosa come 221 milioni di euro. E anche in questo caso l’Italia è tra i primi dieci finanziatori. Finita qui? Certo che no. C’è ancora un terzo canale, che è rappresentato dai “fondi per i tribunali istituiti dal Consiglio di Sicurezza”. Parliamo, cioè, del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e “un meccanismo residuale a supporto dei due tribunali citati”. Solo per il tribunale dell’ex Jugoslavia, per dire, abbiamo versato 1,7 milioni di dollari nel 2016, 2,5 milioni nel 2017 e 362mila dollari nel 2018. Il conto complessivo, dunque, non parla di pochi soldi. E ora il Governo, per fare cassa, mette mano anche a questi finanziamenti. D’altronde Matteo Salvini ancora ieri l’aveva detto: contro il governo e la Manovra “mancano solo i caschi blu dell’Onu e le sanzioni…”. Ecco, i caschi blu sarà sempre più raro vederli visti i tagli ai finanziamenti.

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