L’Eni respira aria di Guerra

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Se il presidente del consiglio, Matteo Renzi, tenesse fede a uno dei tanti annunci fatti nelle ultime settimane sarebbe una rivoluzione. Nell’impeto rottamatore, il premier aveva detto che era sua intenzione fissare la regola dei due mandati nei consigli di amministrazione delle società pubbliche. Una dichiarazione che, se fosse vera, spazzerebbe via in un solo attimo Paolo Scaroni, Fulvio Conti, Massimo Sarmi e Flavio Cattaneo, amministratori delegati rispettivamente di Eni, Enel, Poste e Terna. Sarebbe un repulisti, fanno notare al ministero dell’economia. Ma la breve strada percorsa sinora da Renzi è già lastricata di promesse mancate: dal passaggio elettorale prima di diventare premier alla dichiarazione dei guerra nei confronti dei consiglieri di Stato che comandano nei ministeri, per finire con l’annuncio della lotta alle logiche da manuale Cencelli nella distribuzione delle poltrone. Tutti obiettivi che, come dimostrano gli ultimi eventi, sono abbondantemente andati a farsi benedire. Per questo sulle nomine nelle società pubbliche è meglio andare cauti.

I nomi
Il profilo forte, che nei giorni scorsi è spuntato e scomparso in continuazione, è quello di Andrea Guerra. Il nome dell’amministratore delegato di Luxottica si sta riaffacciando prepotentemente in vista dell’imminente rinnovo dei consigli di amministrazione delle società pubbliche. Renzi lo vorrebbe, anche se si è già sentito opporre un secco niet quando ha offerto al manager il posto di ministro dello sviluppo economico. Dalle parti del ministero dell’economia, però, rimangono convinti: Guerra ha ottime chance di ricoprire un ruolo di primissimo piano in occasione dei prossimi rinnovi. Il che, in realtà, per il manager di Luxottica significa fondamentalmente un approdo: l’Eni. Solo in seconda battuta, per Guerra, potrebbe esserci l’ipotesi Terna. Certo, l’attuale a.d. del Cane a sei zampe è Scaroni, anche se con alle spalle tre mandati. Ormai va sempre più consolidandosi l’idea del ticket, con Scaroni nella veste di presidente operativo e Guerra amministratore delegato. Uno schema, quindi, con un manager di lungo corso che “accompagna” un manager più giovane alla prese con un bando di prova di non poco conto. Un fatto è certo, e da palazzo Chigi non ne fanno un mistero: i contatti tra Renzi e Guerra continuano anche in questi giorni. A dimostrazione del fatto che un tentativo di coinvolgere il manager è ancora in corso. Il premier, del resto, al di là della possibilità che la regola dei due mandati si concretizzi, deve dare un segnale di rinnovamento. A farne le spese, allora, potrebbe essere Fulvio Conti, a.d. dell’Enel, i cui rapporti con il Partito democratico vengono dati in fase traballante. Anche Conti, per inciso, è al terzo mandato.

Quasi fuori
Chi ha già un piede fuori dalla sua società è Massimo Sarmi, dal 2002 sulla tolda di comando di Poste. Troppo, al di là dei risultati conseguiti, per poter pensare a una conferma. Del resto Sarmi lo sa, al punto da essersi aperto altre strade. Per esempio quella che porta verso la presidenza di Alitalia, di cui Poste è diventato azionista pesante. Certo, è vero che per la presidenza della compagnia di bandiera, nella versione matrimoniale con Etihad, è spuntato fuori il nome di Luca Cordero di Montezemolo, grande “amico” di fondi arabi come Aabar (azionista di Unicredit) e Mubadala (azionista di Ferrari). Ma c’è chi fa notare come Montezemolo, presidente di Ntv (trasporto ferroviario), si troverebbe in più di un imbarazzo al vertice di Alitalia.

Gli altri
Nei giorni scorsi erano dati fuori dai giochi il presidente e a.d. di Terna, Luigi Roth e Flavio Cattaneo. Probabilmente la previsione si avvererà, visto che i due, a quanto pare, avrebbero perso gran parte delle sponde politiche di cui godevano in passato. In scadenza anche l’a.d. della Consap Mauro Masi. A quanto filtra l’ex direttore generale della Rai non dovrebbe avere problemi in vista di una conferma al vertice della concessionaria dei servizi assicurativi pubblici, dalla quale invece è dato in uscita il presidente Andrea Monorchio, già ragioniere generale dello Stato. In alternativa Masi potrebbe approdare a Terna o Poste. La partita, ad ogni modo, ora sta per entrare nel vivo.

Twitter: @SSansonetti