L’Ilva di Taranto a un bivio. Calenda minaccia: “Se Tar accoglie sospensiva chiesta da Regione Puglia e Comune, il 9 gennaio spegniamo l’impianto”

dalla Redazione
Cronaca
L’Ilva arriva a un bivio, delicatissimo. Ora, infatti, c’è il rischio che l’Ilva di Taranto venga spenta il 9 gennaio 2018. Se il Comune e la Regione Puglia non ritirano il ricorso al Tar sull’Ilva e il tribunale accoglie la sospensiva richiesta, il ministro Carlo Calenda ha annunciato che in quel giorno “avvieremo lo spegnimento dell’impianto”. È l’ultimatum del titolare del Mise al termine dell’incontro con il governatore Michele Emiliano e il sindaco Rinaldo Melucci, che hanno depositato al Tar di Lecce un ricorso contro il piano ambientale licenziato lo scorso 29 settembre.

L’incontro, fissato dopo l’annuncio del ricorso da parte degli enti locali, è già arrivato al capolinea: “Se va avanti il ricorso, il tavolo è concluso”, ha detto il ministro. “Continueremo ad andare avanti con l’investitore, ma se la condizione è costruire un’addenda contrattuale con garanzia dello Stato – ha spiegato Calenda – non posso fare assumere allo Stato la responsabilità di 2,2 miliardi di euro per pagare il conto del ricorso”. Secondo Emiliano, al tavolo c’era “un clima positivo da parte di tutti” poi c’è stato uno scambio “di sms o non so cosa” fra Calenda e De Vincenti “al termine del quale il ministro ha avuto una crisi nervosa. Ha fatto un intervento durissimo e se ne è andato”.

“Abbiamo fatto il massimo. Il sindaco ha detto che avrebbe ritirato il ricorso e non lo ha fatto. Io ho detto che non mi sarei seduto se non si ritirava il ricorso ed alla fine l’ho fatto lo stesso. Io da qui non vado avanti – insiste invece Calenda – Il governatore ed il sindaco si assumeranno le loro responsabilità. Io non lavoro con la spada di Damocle del ricorso. Oltre questo non sono capace ad andare”. E fissa al 9 gennaio una data spartiacque per il futuro dell’Ilva di Taranto, che rischia di essere avviata allo spegnimento se dovesse essere accolta la sospensiva richiesta al momento del deposito dei ricorsi contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri sul piano ambientale, che ha fatto slittare di diversi anni alcuni interventi di bonifica in teoria da concludere negli scorsi anni.

Uno degli effetti del ricorso sarebbe, secondo il ministro, quello di subordinare l’avvio degli investimenti previsti da AmInvestco per circa 2,2 miliardi di euro al rilascio di idonee garanzie rispetto al rischio legato allo stato di incertezza che deriverebbe dalla impossibilità di proseguire l’attività degli impianti produttivi.  Garanzie che ammonterebbero dunque a 2,2 miliardi di euro e che Calenda non intende pagare. “Non sono disposto a buttarli per pagare il conto della politica dei ricorsi del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto”, scandisce al termine dell’incontro. Emiliano e Melucci, infatti, aggiunge ancora Calenda, si sono detti disponibili “a ritirare solo la richiesta di sospensiva ma non il ricorso nel merito e che questo lo valuteranno nel tempo”.

“Non è vero che il ricorso blocchi alcunché. Sono delle sciocchezze che non so chi gli ha raccontato – afferma Emiliano – Non è vero. Con Mittal, dopo la sceneggiata di Calenda, ci siamo salutati e ci siamo proposti di vederci al più presto, quindi quel che dice Calenda non è vero”. Il tavolo, ribatte il governatore, “può proseguire anche senza di lui, che è pro tempore“. Emiliano chiarisce che “è’ necessaria una sdrammatizzazione”: “Se Calenda fa questa pantomima perché ha capito che questa operazione può avere altre problematiche e pensa di dare la colpa alla regione Puglia e al comune di Taranto si sta comportando in modo immaturo e ne risponderà nelle sedi competenti”. Annuncia invece il ritiro dell’istanza cautelare il sindaco Melucci, spiegando che “il ricorso può cadere anche nell’arco di pochissimi giorni se arrivano delle garanzie è stata una chiacchierata introduttiva che ha dato il via ad un vero negoziato formale”. Secondo il sindaco “il tavolo non salterà, nonostante gli sbalzi di umore che non capisco, è una persona responsabile e il governo è nella sua fase di chiusura e non può prendersi la responsabilità di non discutere con il territorio su una vicenda cosi grande”.

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