Listone Pd alle Europee, primo flop di Zingaretti. Già fallito il progetto di un cartello unitario per l’Europarlamento

di Paolo Vita
Politica

Inizia male il progetto del neo segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, di fare un listone unico con tutti i partiti di centrosinistra per partecipare alle elezioni europee. Dopo il no di Più Europa di Emma Bonino, ieri il Governatore del Lazio ha incassato il rifiuto di Carlo Calenda, il quale parlando della tentazione del Pd di andare alle europee con il proprio simbolo ha detto che è “incompatibile con il mio progetto perché la lista Siamo Europei prevede che i simboli Più Europa, Pd e i movimenti civici come quello di Pizzarotti siano tutti insieme. Credo che questi siano ragionamenti immaturi perché noi invece dobbiamo costruire un’alternativa forte. Queste elezioni europee saranno decisive”.

Nei prossimi giorni Zingaretti incontrerà anche il leader di Italia in Comune, Federico Pizzarotti, il quale sta giù lavorando da molti mesi con i Verdi e Più Europa per vedere se sussisono le condizioni per partecipare congiuntamente alle prossime consultazioni per il rinnovo dell’Europarlamento. Il problema maggiore del neo segretario del Partito Democratico è la legge elettorale per le europee (proporzionale puro) in base alla quale chiunque, tra i piccoli partiti che sta contattando, è destinato ad essere fagocitato dal più ingombrante Pd.

Trasformandosi in semplici portatori di voti a favore dei candidati democratici. Senza contare la sequela di veti incrociati che caratterizzano i partiti di centrosinistra, infatti Italia in Comune di Pizzarotti va d’accordo con i Verdi, mentre la Bonino vorrebbe correre con il movimento del sindaco di Parma ma senza imbarcare gli ambientalisti. I Verdi sono, invece, allergici a qualsiasi forma di intesa con il Partito Democratico. A Calenda invece piacciono gli Ambientalisti.

Sull’intesa con gli ex compagni di viaggio di Zingaretti nel Pd, oggi finiti in Liberi e Uguali pesa loro posizione riguardo a una possibile collaborazione con il Movimento 5 Stelle in chiave nazionale. Una saldatura, quest’ultima, sempre ufficialmente rifiutata dal governatore del Lazio ma che in ultima istanza non dovrebbe essere ostativa a far correre il Partito Democratico insieme al Liberi e Uguali alle prossime europee. Quindi se va bene Zingaretti potrebbe riuscire a riportare nel Pd quelli che se ne sono andati durante la gestione di Matteo Renzi. L’unica speranza che resta al governatore del Lazio, in veste di federatore della sinistra, si chiama soglia di sbarramento, che per le europee è al 4 per cento.

Un numero che nessuno, o quasi, dei soggetti politici contattati da Zingaretti può contare di raggiungere se dovesse partecipare da solo. Fonti vicine alla trattativa fanno notare a La Notizia come “il nodo dovrà essere necessariamente sciolto entro le prossime tre settimane altrimenti non facciamo in tempo a compilare le liste. Per quanto riguarda le alleanze non vedo grandi possibilità di riuscire a unire tutti quanti, a meno che ognuno non rinunci a un bel pezzo delle proprie pretese. Ma anche in tal caso non si riesce a superare il fatto che sui 16 seggi di cui è accreditato il listone nella sua forma più ampia possibile, 12 posti andranno al Partito Democratico”.
Intanto ieri il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, parlando dell’idea del segretario del Pd di coinvolgere Giuliano Pisapia per le prossime Europee, ha detto: “le liste ovviamente le deve fare Zingaretti, ma mi aspetto che lui, con coraggio, lavori anche sull’aspetto generazionale nelle candidature”.