Lo strano caso di Matteo Achilli e della sua Egomnia. Con il film The Startup scoppia la polemica sul suo fenomeno

dalla Redazione
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Un caso di successo tanto da diventare un film, intitolato The Startup e prodotto addirittura da Luca Barbareschi, oppure una bolla mediatica? Matteo Achilli, studente della Bocconi di 25 anni, e la sua società Egomnia è finito sotto i riflettori tra chi plaude alla sua intraprendenza, fino a conquistarsi l’etichetta di Zuckerberg italiano, o banalmente l’ideatore di un Linkedin-bis, peraltro con pochi iscritti. Stando ai dati sulle visite, infatti, in due anni il sito non avrebbe raggiunto nemmeno i 500mila contatti. Né tantomeno la raccolta fondi pare sia stata memorabile con una manciata di dollari ottenuta nonostante la promessa di Matteo Achilli di offrire la disponibilità a una cena insieme con un versamento di mille dollari.

Ma chi è quindi Matteo Achilli? Di sicuro un talento nella comunicazione, capace di imporsi all’attenzione dei media fino a costruire la narrazione di un grande successo. La sua capacità di parlare in pubblico resta sicuramente una qualità eccezionale. Il modello dello startupper vincente, insomma. Da qui a vincere davvero, però, ce ne passa.

Cos’è Egomnia

Sul proprio sito Egomnia viene descritta come una società “fondata con l’intento di aiutare le persone a trovare lavoro in Italia. Subito il Paese ha visto in Egomnia l’azienda potenzialmente in grado di diventare la prima grande società web/informatica italiana, alla pari dei colossi statunitensi. La missione di Egomnia è quindi quella di collocarsi come azienda leader mondiale nel settore web/informatico nell’ambito delle risorse umane”. Ma quale sarebbe la diversità rispetto ad altri progetti simili? “Crede fermamente e punta nella qualità che da sempre contraddistingue il made in Italy nel mondo, e nei “giovani” come valore aggiunto aziendale. Inoltre si prefigge di arrivare al raggiungimento degli obiettivi in modo etico, onesto e professionale. A tal fine Egomnia trasmette i propri valori societari facendo firmare ai propri dipendenti un codice etico aziendale”. Insomma, niente di dirompente rispetto agli altri colossi del settore. Eppure nessuno finora aveva pensato di fare un film su – per esempio – InfoJobs.