M5S tradito dall’astensione nelle roccaforti del Sud. Dalla Campania in giù l’affluenza alle urne è stata di gran lunga inferiore rispetto al dato nazionale

di Alessandro Righi
Politica

E’ quel pezzo d’Italia che il 4 marzo di un anno fa s’era colorato interamente di giallo a voltare le spalle ai Cinque Stelle. Tutto il Sud, dalla Campania in giù, isole comprese, dove il partito dell’astensione è di gran lunga il primo, ha giocato un brutto tiro al Movimento. Che proprio in quella fetta di Paese nella quale costruì il successo alle ultime Politiche è uscito fortemente ridimensionato dalla scarsa affluenza che ha evidentemente contagiato anche il proprio elettorato.

DUE ITALIE. I numeri, del resto, sono eloquenti. Non c’è una sola Regione del Mezzogiorno, a differenza di quanto accaduto al Nord, che abbia eguagliato il dato nazionale dell’affluenza (55,97%, dato quasi definitivo registrato dal Viminale all’1:40). Solo il piccolo Molise è riuscita ad avvicinarla con il 53,19%. Per il resto una profonda emorragia. Si va dal 43,37% della Calabria al 47,58% della Campania. Solo la Puglia col 49,27% sfiora la soglia della metà degli elettori al voto.

E se la Basilicata non va oltre un’affluenza del 47,29%, peggio di tutti riesce a fare la Sicilia che si ferma al 37,52% (in pratica, quasi due elettori su tre non sono andati a votare). Che pure chiude leggermente meglio della Sardegna, dove solo il 36,26% degli aventi diritto si è recato ai seggi. Insomma, una débâcle che affonda le sue radici proprio al Sud, dove neppure il Reddito di cittadinanza è servito a frenare l’emorragia oltre ogni aspettativa che ha colpito il Movimento Cinque Stelle.

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