Mentre il Made in Italy è in svendita

Di Stefano Sansonetti
Inchieste

Di Stefano Sansonetti

Giusto il tempo di farsi scrivere una norma ad hoc. Adesso il turismo di Stato è pronto a diventare realtà. La Cassa Depositi e Prestiti, tramite l’Fsi (Fondo strategico italiano), sta sviluppando un piano per investire nella catena Rocco Forte Hotels. A dir la verità i ragionamenti erano in ballo da un po’, ma mancava proprio la copertura normativa. Detto fatto: lo scorso due luglio il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ha firmato un decreto per allargare il perimetro d’investimento dell’Fsi, ricomprendendo settori come il turistico-alberghiero, l’agroalimentare, la distribuzione e la gestione dei beni culturali. Tutto con soldi rigorosamente pubblici, se solo si considera che l’Fsi è controllato all’80% dalla Cassa Depositi, con il restante 20% in mano a Bankitalia. La stessa Cdp che è a sua volta controllata all’80% dal ministero del Tesoro. Sta di fatto che la prima “preda” del Fondo strategico, in base al piano che La Notizia è in grado di anticipare, è proprio Rocco Forte. E così, mentre i colossi esteri spesso vengono da noi a rilevare imprese “gioiello”, lo Stato italiano pensa di investire in un gruppo a controllo estero che però in Italia ha qualche fibrillazione.

L’operazione
La catena alberghiera fa capo a sir Rocco Forte, imprenditore inglese di origini italiane che in questo momento ha in portafoglio 11 alberghi extralusso in giro per l’Europa, di cui tre in Italia: il Savoy a Firenze, il de Russie a Roma e il Verdura Golf Resort & Spa di Sciacca, in Sicilia. Ed è proprio su questi ultimi che va concentrandosi l’operazione condotta dall’Fsi, presieduto da Giovanni Gorno Tempini (che è anche ad della Cassa Depositi) e guidato dall’amministratore delegato Maurizio Tamagnini. L’operazione è complessa, anche perché le singole strutture in Italia sono controllate da società differenti. Per capire però la ratio dell’intervento bisogna partire dalla struttura siciliana di Rocco Forte, ossia il Verdura Resort. Qui ci sono diversi “problemini” che hanno fatto finire nel pantano tutta una serie di investimenti che Rocco Forte aveva in mente. Per esempio la costruzione di ben 52 villette per un importo complessivo di 100 milioni di euro, parte dei quali messi a disposizione dello Stato italiano. Del resto sono anni che Rocco Forte Hotels, tramite il ministero dello sviluppo e tramite Invitalia, percepisce contributi pubblici. Ebbene, si dà il caso che sull’evoluzione di queste 52 villette penda un piano paesaggistico locale che la catena alberghiera ritiene particolarmente penalizzante. E non è servita a sbloccare la situazione la promessa che nell’operazione sarebbero stati coinvolti operai e artigiani locali. Insomma, una situazione di stallo che ha evidentemente portato sir Rocco Forte a cercare soluzioni alternative. La Notizia ieri ha chiesto conto del piano al gruppo dell’imprenditore italo-inglese. A seguito di molteplici sollecitazioni l’ufficio stampa, dopo essersi consultato con gli uffici di Londra (almeno così è stato riferito), ha prodotto un’e-mail che definire stringata sarebbe un eufemismo: “Non abbiamo informazioni in merito”. Gli ha fatto eco l’ufficio stampa di Cassa Depositi ed Fsi, che consultato sull’operazione ha semplicemente risposto “no comment”.

Lo scenario
Elementi più che sufficienti a far capire la delicatezza di un piano che ha anche risvolti politici locali non indifferenti. Tra l’altro la Cassa Depositi parteciperebbe al piano anche con un altro veicolo, Cdp Investimenti sgr, in pratica la società che si occupa di immobiliare. A quest’ultima andrebbe tutta la partita che riguarda il “mattone” delle strutture di Rocco Forte, mentre l’Fsi si occuperebbe del business alberghiero vero e proprio. La trattativa è affrontata direttamente da Gorno Tempini, Tamagnini e da Gaetano Visocchi, amministratore in Italia di Rocco Forte. Il cui gruppo, complessivamente, fattura circa 200 milioni di euro. Le società italiane, di base, hanno conti in ordine. La Rocco Forte & Family Rome spa, per esempio, al 30 aprile 2013 aveva registrato utili per 4,1 milioni (e ricavi per 30). Del resto, pur con l’allargamento del perimetro d’intervento, il Fsi non potrebbe investire in società in perdita. Di sicuro l’operazione sta già facendo discutere. In ballo c’è l’intervento dello Stato in un’impresa alberghiera a controllo estero e con diversi problemi “politici” in Italia.
@SSansonetti