La mafia sta cambiando. Occorre ripensare gli strumenti per combatterla. Parla il commissario dell’Antimafia Lattanzio (M5S): “La prevenzione cruciale per la tutela del territorio”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

“Che le modalità d’azione delle mafie, i settori dove opera e i territori dove si infiltra siano mutati, lo ripetiamo ormai da anni”. Il commissario dell’Antimafia, Paolo Lattanzio (M5S), va dritto al punto.

Le bombe a Foggia e a Napoli, i Fasciani a Ostia e la ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Se la mafia cambia deve cambiare anche il modo di combatterla…
“Per questo motivo sosteniamo fermamente che debbano cambiare – come di fatto stiamo contribuendo a fare – anche programmi ed interventi di chi combatte ogni giorno, a vari livelli, la criminalità organizzata. Tra le nostre iniziative, la formazione di nuovi comitati d’inchiesta in Commissione Antimafia va proprio in questa direzione”.

La Commissione Antimafia indaga, ma la lotta si fa sul campo. Quali sono le priorità a livello strategico sul fronte della prevenzione?
“La Commissione Antimafia è sul campo, ogni giorno. Il presidente Morra e i componenti del MoVimento 5 Stelle si recano sistematicamente sui luoghi colpiti da emergenze. Tra le priorità vi è sicuramente la diffusione, in modo capillare, di una cultura antimafia che punti sulla consapevolezza e sulla partecipazione attiva (soprattutto dei più giovani), che invogli le vittime a denunciare e che metta in campo tutte le buone pratiche già sperimentate”.

Servono nuove norme o bastano quelle già in vigore?
“Abbiamo approvato lo Spazzacorrotti anche perché mafie e corruzione sono profondamente connesse e bisogna combatterle su tutti i fronti. Inoltre, in Parlamento stiamo portando avanti la riforma del reato di voto di scambio politico-mafioso, in modo da potenziare questo strumento di repressione. In ogni caso, per raggiungere alcuni tra gli obiettivi che ci stanno più a cuore, cioè la tutela del territorio e la sicurezza dei cittadini, bisogna puntare soprattutto sulla prevenzione”.

Il Procuratore di Roma Pignatone, con l’inchiesta sul Mondo di Mezzo, ha ridefinito il concetto di Mafia?
“L’inchiesta su Mafia Capitale ha sicuramente contribuito ad aggiornare le informazioni in nostro possesso sulle nuove modalità d’infiltrazione e di azione mafiosa. È senza dubbio un altro importante tassello. Lo studio e l’approfondimento del fenomeno, però, non devono mai fermarsi: lo Stato deve stare sempre un passo avanti ai criminali”.

Dalla polemica su Saviano al pasticcio su Ruotolo. Se la politica interviene su questioni che spettano ai tecnici, non c’è il rischio che passi il messaggio che le scorte si danno o si revocano per appartenenza politica?
“A Sandro Ruotolo non serve fare leva su una determinata appartenenza politica. Ho notato invece manifestazioni corali e spontanee di solidarietà a un giornalista con la schiena dritta. Le decisioni degli uffici competenti passano sempre da valutazioni tecniche, ed è quello che abbiamo sottolineato anche noi: se ci sono i presupposti per avere la scorta, Ruotolo deve averla. Poi è arrivata la notizia della revoca della sospensione, che è rassicurante per Sandro e per tutti coloro che, come lui, combattono le mafie e rischiano la vita ogni giorno”.

La commissione Antimafia si è insediata da poco. Su cosa state lavorando e quali sono le priorità in agenda?
“Venerdì una nostra delegazione sarà a Foggia per una visita preparatoria alla missione ufficiale della Commissione Antimafia, che si terrà a brevissimo. Abbiamo costituito i nuovi comitati d’inchiesta e stiamo lavorando alla riforma del Codice antimafia per le elezioni”.