Maggioni indagata, Anzaldi (Pd) la difende: “Tra sprechi e spese pazze, gli scandali in Rai sono altri”

di Alessia Rossi
L'intervista

L’ultima bufera si è abbattuta su Viale Mazzini con l’indagine della Procura di Roma a carico della presidente della Rai, Monica Maggioni. E nel turbinio di reazioni e commenti è impossibile non notare il silenzio del commissario uscente(in quota Pd) della Vigilanza sul servizio pubblico, Michele Anzaldi. Che notoriamente non si tira mai indietro quando c’è da intervenire sulle questioni che riguardano la Rai.

Onorevole Anzaldi, la Maggioni è indagata e lei non dice niente?
“Fermo restando che ho il massimo rispetto per la magistratura e quindi saranno i giudici a stabilire se siano state commesse eventuali irregolarità, ammetto che non ho trovato tanto scandalosa questa vicenda, stando a quello che si legge sui giornali. Non l’ho trovata scandalosa perché la Rai, purtroppo, è da sempre il regno di sprechi e di spese pazze milionarie, e quindi non credo che il problema siano le presentazioni dei libri dell’ex direttrice di Rainews”.

A quali “sprechi” e “spese pazze” si riferisce?

“Ce ne sono tantissime, dal contratto milionario con Fazio e la sua società, sotto indagine della Corte dei Conti, agli sprechi per la mancata applicazione del Piano News, che avrebbe fatto risparmiare 70 milioni all’anno. Si pensi ai ripetuti casi dei 5 microfoni Rai che seguono le trasferte istituzionali all’estero, ma anche ai troppi esterni che vengono chiamati sia in ruoli dirigenziali sia nelle trasmissioni, mentre ci sono decine e decine di dipendenti e conduttori pagati senza incarico. Di risparmi in questi anni se ne sono visti pochi o nulla”.

Altra carne sul fuoco per il prossimo Cda?
“Intanto vedremo se il nuovo Cda verrà nominato nel rispetto del pluralismo o se M5s e centrodestra vorranno fare come per gli incarichi parlamentari, dove la minoranza per la prima volta nella storia della Repubblica è stata lasciata fuori. Ho fatto appello pubblicamente al presidente Fico, che la scorsa legislatura è stato eletto al ruolo di garanzia della commissione di Vigilanza grazie ai voti del Pd, ma finora non ha dato alcuna rassicurazione”.

Commenti

  1. honhil

    Che insensatezza. Insomma, Anzaldi, giustifica le ruberia della Presidente poiché le “spese pazze e gli scandali in Rai sono altri”. Come dire, se ruba una carrettata di milioni Fazio ed è applaudito (poiché nei fatti questo è successo), perché scandalizzarsi per gli sprechi della Maggioni? E in questa giornata di dichiarazioni più o meno istituzionali, sarebbe il terzo esempio di un’Italia al tracollo. Il secondo riguarda “Grillo (che) mette alla porta Di Maio e rispolvera la linea anti euro”. Fare il capopopolo e il capopartito così è molto comodo. Ma la politica e tutt’un’altra cosa, dato che bisogna metterci la faccia e il cuore. E molto spesso sporcarsi anche le mani. Perciò non si può prendere una marionetta, vestirla a festa, lanciarla sul mercato politico, attorniarla di altre sagome di cui si tirano i fili, e giocare a fare il Napoleone a colpi di vaff o attingendo al vasto rosario grillino, a proprio piacimento. Bisogna insomma spendersi in prima persona. In modo tale che gli applausi e le pernacchie, e nessuno lo sa meglio di chi da una vita calpesta le tavole del palcoscenico, hanno il nome e il cognome del ‘capocomico’ e non del prestanome di turno. Di Maio ha sbagliato su tutta la linea. Su questo non ci piove. Ma Di Maio non è stato altro che il guitto scelto da Grillo e dalla Casaleggio Associati con il compito di impersonare al meglio il personaggio di cui loro avevano scritto, a quattro mani, la stesura. Mentre il primo esce direttamente dalle stanze quirinalizie. «Sarno 20 anni dopo, Mattarella: “Una tragedia favorita dallo sfruttamento del suolo. Sia un monito per il Paese”». Le solite frasi di circostanza che, con tutto il dovuto rispetto, all’inquilino del Quirinale lasciano il tempo che trovano. Anche perché i milioni di fioretti con i quali, negli anni, le istituzioni hanno cosparso le piaghe dello Stivale, non hanno fatto altro che mettere il velo sul processo d’infradiciamento delle fondamenta dello Stato. Il cui risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma che pochi vedono. E quei pochi non appartengono ai gangli dello Stato. Non è con questo genere di monito che si eliminano le zecche che tutto ciò hanno causato, al solo fine di accumulare ricchezze e potere. Non serve lanciare moniti o gridare onestà onesta. Altrimenti questo stallo istituzionale e l’ancora aumentata disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, sarebbero bestie sconosciute agli occhi degli italiani. E il cerchio si chiude. Nel segno del chi può ruba allegramente.

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