Maroni inguaia il centrodestra. E si garantisce l’immunità. Ecco perché Bobo vuole il Parlamento

di Giorgio Velardi
Politica

Per Silvio Berlusconi e Matteo Salvini pare non sia stato un fulmine a ciel sereno. Perché “è una decisione che ho condiviso con loro tempo fa ma abbiamo convenuto di non parlarne fino al momento di farlo”. Quel che è certo però è che a meno di due mesi dal voto la decisione di Roberto Maroni di ritirarsi dalla corsa per la presidenza della Regione Lombardia getta nel caos il Centrodestra, con Matteo Renzi (Pd) che ha rilanciato con forza la candidatura di Giorgio Gori. Al posto di Maroni il partito di Salvini ha deciso di schierare Attilio Fontana, ex sindaco di Varese molto amico del governatore uscente, leghista dal volto moderato che al tempo amava presentarsi in municipio con la Porsche. Ma ieri da Forza Italia è arrivata una mezza frenata. “Non escludo che il candidato possa provenire da Forza Italia. Mariastella Gelmini per esempio sarebbe tranquillamente in grado. Ma decideremo in queste ore”, ha detto il capogruppo di FI al Senato, Paolo Romani.

Lascia o raddoppia – Col Veneto già in mano alla Lega con Luca Zaia e il capogruppo del Carroccio alla Camera Massimiliano Fedriga candidato in Friuli-Venezia Giulia, infatti, il Cav potrebbe rivendicare per sé la scelta sul nome da schierare nella “sua” Regione, come sta accadendo anche nel Lazio. Anche se qualche malalingua dentro FI si spinge addirittura a dire che un’eventuale sconfitta di Fontana, che regalerebbe la Lombardia al Pd, sarebbe la carta con la quale il Cav frenerebbe le smisurate ambizioni di Salvini. Vedremo. Poi ovviamente c’è l’altra questione, per certi versi più succosa. E cioè: che farà adesso Maroni? I “motivi personali” che lo hanno spinto al passo indietro non riguardano né la propria famiglia né tantomeno la salute. Ma sembrano più che altro legati alle proprie aspirazioni: la presidenza di una Camera, un ministero, finanche la premiership come ipotizzato da più di qualcuno ieri in ambienti di Centrodestra. Maroni, a esplicita domanda, ha risposto sibillino: “Non ho pretese o richieste, ma sono a disposizione, lo lascerò decidere a chi dovrà decidere”.

Il prosieguo della frase però sembra pensata (e detta) da chi è direttamente in corsa per Palazzo Chigi. “Ho una sola preoccupazione: che possa assumere un incarico di governo il candidato dei Cinque Stelle Di Maio, perché so cosa vuol dire governare – la stilettata di Maroni –. Di Maio per me è la Raggi al cubo e il rischio è che l’Italia finisca come Spelacchio”. Indubbiamente, tra un Salvini e un Maroni premier, Berlusconi (incandidabile e ineleggibile) preferirebbe la seconda ipotesi.

Fratelli e coltelli – Ma c’è anche chi, come l’ex legista Marco Reguzzoni (Grande Nord), vede la mossa dell’ex ministro dell’Interno come un tentativo per mettersi al riparo in caso di condanna grazie all’immunità parlamentare, visto che è sotto processo per le consulenze alla sue collaboratrici. “Il Nord non è un taxi su cui salire e scendere a piacimento!”, ha tuonato Reguzzoni. Quando si dice fratelli coltelli.

Tw: @GiorgioVelardi

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