Massolo, Moavero e i legami con Aspen e Trilateral. Quella cambiale ai poteri forti che investe i ministeri degli Esteri e degli Affari Ue

di Stefano Sansonetti
Politica

di Stefano Sansonetti

Incaricato Giuseppe Conte, la quadra di Governo sembra tutt’altro che risolta. O come minimo in complicato divenire. L’impressione, che andava prendendo corpo ieri sera, è che una volta convinto Sergio Mattarella a puntare sul super avvocato come premier, Cinque Stelle e Lega potrebbero essere costretti dal Quirinale a pagare una sorta di cambiale ai poteri forti per quanto riguarda la scelta dei ministri degli Esteri, degli Affari europei e per certi aspetti dell’Economia. Il ragionamento porta a ritenere che difficilmente i pentaleghisti, ma soprattutto i leghisti, riusciranno a spuntarla sul nome di Paolo Savona a via XX Settembre. Per il Colle le idee dell’economista sull’euro e sui vincoli di bilancio sono incendiarie, troppo difficili da gestire. Questo è il motivo per cui ieri erano date in ascesa le chance di Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, come possibile ministro dell’economia. E questo nonostante l’ormai chiara contrarietà del diretto interessato, che preferirebbe di gran lunga sedersi a palazzo Chigi come sottosegretario. Insomma, Giorgetti in questo scacchiere sarebbe un ministro “spintaneo”, non certo spontaneo. Nello scenario potrebbero inserirsi le richieste di Mattarella di presidiare gli Esteri e le Politiche comunitarie rispettivamente con Giampiero Massolo ed Enzo Moavero Milanesi.

I dubbi – E qui i problemi sono tanti. Massolo, ambasciatore ed ex capo del Dis (coordinamento dei Servizi segreti) oggi è tra i componenti italiani della Trilateral Commission, una delle lobby dei potenti della terra in passato molto criticate dai Cinque Stelle (c’è una durissima interrogazione del grillino Carlo Sibilia del 22 aprile 2016) e dalla Lega. Però è vero che il medesimo Massolo è anche presidente dell’Ispi (Istituto di studi e politiche internazionali), che nel maggio del 2016 ospitò a un pranzo l’allora viocepresidente della Camera, Luigi Di Maio, già voglioso di conoscere fette di establishment. Quel pranzo, per chi ben ricorda, venne “cerimoniato” da Paolo Magri e Carlo Secchi, rispettivamente direttore e vicepresidente dello stesso Ispi. Ma entrambi, curiosamente, sono anche membri della sezione italiana della Trilateral insieme a Massolo. Insomma, non è poi così vero che queste super lobby siano considerate come la peste da Di Maio. Discorso simile per Moavero, ex ministro del vituperato Governo Monti. Come potrebbero Cinque stelle e Lega accettare un profilo che ha fatto parte dell’Esecutivo ai loro occhi “responsabile” della Legge Fornero che ora vogliono smantellare? Tanto più che Moavero fa parte di un’altra lobby internazionale, ossia l’Aspen, della quale nel 2013 risultava socio addirittura Giorgetti. E, sorpresa nella sorprese, anche il “movimentata” Savona, come ripetiamo in ballo per l’Economia, oggi risulta vicepresidente della stessa Aspen. La quadra, come dicevamo, su queste caselle è tutt’altro che raggiunta. Ma lo stallo indica che forse, in qualche misura, i pentaleghisti si trovano di fronte alla necessità di pagare una cambiale ai cosiddetti “poteri forti” se vogliono governare.