Molto più letale della droga. L’emergenza in Italia ora è l’alcol. Solo nell’ultimo anno si contano 1.240 vittime

di Fausto Tranquilli
Cronaca

Diciotto anni non sono stati sufficienti in Italia per dare piena attuazione alla legge necessaria a far fronte alla piaga dell’alcolismo e i consumi di alcolici sul territorio nazionale sono in triste aumento. A partire da quelli più a rischio, perché fatti fuori dai pasti e o da parte dei minorenni. Un dramma per troppe famiglie e anche una fonte notevole di spesa per lo Stato, tra patologie legate all’alcol e incidenti stradali causati da chi alza il gomito. A lanciare l’allarme è il ministro della salute, Giulia Grillo, con la relazione sugli interventi realizzati ai sensi della legge quadro in materia di alcol e problemi collegati presentata alla Camera dei deputati.

L’ANALISI. I numeri sul fenomeno dell’alcolismo sono pesanti. Il Ministero della salute ha analizzato anche gli ultimi dati Istat disponibili, quelli relativi al 2017, da cui emerge che in Italia 11,6 milioni di persone consumano alcol quotidianamente e che i consumatori sono appunto aumentati nel giro di un anno. Prima a bere era il 64,7% della popolazione e dopo dodici mesi il 65,4%. A crescere però è stato soprattutto il consumo peggiore, quello occasionale, fuori pasto, che passa da 43,3% di consumatori al 44%. Non a caso diminuisce infatti chi beve vino o birra mentre sono sempre di più quelli che bevono superalcolici. Più nel dettaglio, tra quanti consumano alcol il 52,6% beve vino, il 48% birra e il 43,8% aperitivi alcolici, amari e superalcolici. Sfatato infine il mito che a sbronzarsi siano soprattutto i ceti sociali più bassi. I consumatori più a rischio sono infatti laureati.

BABY ALLARME. A destare particolare preoccupazione c’è poi il problema dell’alcolismo tra minorenni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, fino ai 15 anni di età gli alcolici non andrebbero neppure sfiorati. Emerge invece che sono in crescita i consumi tra giovani di età compresa tra gli 11 e i 24 anni, abituati a bere almeno una volta a settimana. E restando sempre sui consumi più a rischio, secondo l’Istituto superiore di sanità riguardano 8,6 milioni di italiani, il 23,6% uomini e l’8,8% donne. Senza contare che per patologie legate all’alcol sono finite in cura 67.975 persone, in 39.182 si sono rivolte a un pronto soccorso e sono stati registrati 1.240 decessi, anche se quest’ultimo dato è riferito al 2015 e mancano ancora quelli degli anni successivi. Guardando infine soltanto agli incidenti stradali in cui sono intervenuti Carabinieri e Polizia stradale, ben 4.575 sinistri sono stati provocati da ubriachi e 1.690 da consumatori di droghe, per un totale di 58.583 incidenti. Tanto che il ministro Grillo vorrebbe proporre alle compagnie assicurative di aumentare le polizze a chi viene sorpreso alla guida in stato d’ebbrezza, costringendolo anche a pagare direttamente i danni dei sinistri causati.

LA NORMA. La legge in materia è del 2001 e, secondo il ministro Grillo, seppure non perfetta, “ha introdotto concetti e pratiche innovative nella gestione e nella prevenzione dei problemi alcol correlati”, ma il dramma è che “è rimasta da attuare in molte parti”. Una legge rimasta dunque monca. Con tutte le difficoltà che ne conseguono. Da tempo ad esempio viene sanzionato chi fuma dove è proibito ma non chi beve alcolici nonostante causi ugualmente disagi. Senza contare che un’altra norma sempre del 2001 ha rimodulato la competenza legislativa e amministrativa tra Stato e Regioni, con il risultato che in alcuni ambiti, come quello della gestione dell’alcolismo, “ciò ha comportato una situazione di impasse”. La pentastellata titolare del Ministero della salute non ha dubbi: tra le maggiori inadempienze c’è quella dell’assenza di norme che regolino l’istituzione, l’organizzazione e la funzione dei servizi per l’alcologia. Chi è caduto nel tunnel dell’alcol si trova così terribilmente solo.

PIANO NAZIONALE. La legge del 2001 sull’alcolismo è rimasta monca, ma il ministro della salute Giulia Grillo ha già individuato alcune possibili soluzioni per evitare che la piaga diventi sempre più purulenta. La risposta alle problematiche cosiddette alcol correlate, sia a livello nazionale che regionale, sinora è stata frammentata. E per la titolare del dicastero della salute occorre prima di tutto prevedere delle linee di indirizzo che definiscano ambiti e interventi specialistici per i disturbi di chi fa uso di alcol, “visto che ad oggi ancora non esistono”. Una lacuna normativa che, secondo Grillo, porta anche alcune Regioni a unificare, nel catalogo regionale e aziendale delle prestazioni specialistiche ambulatoriali, sotto la definizione di visita tossicologia, anche quella alcologica.

Ma non basta. Tra le criticità è stato infatti inquadrato anche il mancato inserimento dell’alcologia negli ordinamenti didattici dei corsi universitari relativi alle professioni sanitarie o a quelle ad indirizzo sociale e psicologico, nonché del corso di laurea in medicina e chirurgia. Mancano insomma specialisti in materia. La legge del 2001 aveva previsto poi l’istituzione della Consulta nazionale sull’alcol e sui problemi alcolcorrelati. Un organismo che ha lavorato in sinergia con le diverse istituzioni coinvolte, gli esperti del settore e vari stakeholders, producendo, secondo il Ministero della salute, documenti di notevole interesse, come il Piano nazionale alcol e salute 2007-2009. Ma nel 2011 la Consulta è stata abolita.

Secondo il ministro si è così creata una lacuna, “che di fatto impedisce l’opportunità di coordinare gli interventi sul territorio nazionale in modo tale da fornire risposte e soluzioni sempre più specialistiche, oltre che la possibilità di confrontarsi con le iniziative in ambito internazionale”. Per Grillo diventa quindi fondamentale prevedere il ripristino di tale organismo. Le cure agli alcolisti hanno inoltre un costo. Incredibilmente però non vi sono notizie di quanto si spende per le richieste specialistiche ambulatoriali alcol correlate. I risultati di una legge approvata e poi attuata solo in parte.

Per quanto riguarda invece gli incidenti causati da chi si mette ubriaco alla guida, i risvolti penali della vicenda sono legati molto agli accertamenti compiuti subito dopo i sinistri. E anche qui spuntano delle difficoltà. Un problema che porta ora il Ministero della salute a voler verificare quante realtà locali ospedaliere e sanitarie si sono messe in regola ed eventualmente a sottolinearne l’importanza. Grillo intende infine reperire i dati relativi all’applicazione dei lavori di pubblica utilità da parte dei tribunali per chi è accusato di guida in stato d’ebbrezza, puntando a far svolgere agli imputati soprattutto attività nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso organizzazioni di volontariato.

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