Nervi tesi tra Washington, Roma e Mosca per l’arresto a Napoli del manager russo ricercato per spionaggio industriale. Coinvolto anche un esperto italiano

di Fabrizio Colarieti
Cronaca

Nervi tesi tra Washington, Roma e Mosca per l’arresto, avvenuto il 30 agosto all’aeroporto Capodichino di Napoli, del manager russo Aleksandr Korshunov (nella foto), 57 anni, ricercato dall’Interpol per spionaggio industriale e accusato, negli Stati Uniti, di essersi appropriato illegalmente di documenti della General Electric e di informazioni protette da proprietà intellettuale destinate, almeno così sembra, ad integrare il programma russo Pd-14 per lo sviluppo di un motore per i nuovi aerei civili Ms-21.

Korshunov, alto dirigente della Odk, una società statale russa che produce motori per l’aviazione civile e militare, ha incontrato nel carcere di Poggio Reale i funzionari dell’ambasciata russa in Italia. “Il personale dell’ambasciata – riferisce il ministero degli Esteri di Mosca – è immediatamente partito per Napoli per difendere i diritti del cittadino russo e gli è stato concesso l’accesso consolare al detenuto. L’ambasciata è costantemente in contatto con le autorità italiane e la situazione continua a essere studiata”.

Una vicenda che ha irritato molto anche il presidente russo Vladimir Putin che, commentando la notizia, ha detto che l’arresto del manager “non rende migliori le relazioni” tra Russia e Usa. La diplomazia russa chiede “l’immediato ritiro della richiesta di estradizione” e su Facebook l’ambasciata ha fatto sapere di aver espresso “decisa protesta contro queste azioni illegittime” chiedendo al Dipartimento della Giustizia Usa “spiegazioni sui motivi del suo arresto”. “Abbiamo fatto notare – scrivono – che la pratica aggressiva delle autorità statunitensi di dare la caccia ai cittadini russi in tutto il mondo è inaccettabile e va contro il diritto internazionale e porta a un ulteriore degrado e imprevedibilità delle relazioni tra Russia e Stati Uniti”.

Nelle indagini, fanno sapere le autorità statunitensi, è coinvolto anche il 59enne italiano, Maurizio Paolo Bianchi. Il Dipartimento di Giustizia americano ha precisato che il 59enne, insieme a Korshunov, è accusato di cospirazione per il furto di segreti commerciali. Bianchi, ex direttore della controllata italiana di GE Aviation, per la quale era il responsabile del business in Cina, Russia e Asia, ora lavora per la società Aernova di Forlì.

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