Nessuna barricata sui decimali. Ma la Manovra non si cambia. Parla il vice presidente del Parlamento Ue, Castaldo (M5S): “Dal reddito alle pensioni, confermate tutte le misure”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Conta la sostanza, non i decimali”. Per il vice presidente del Parlamento Ue, Fabio Massimo Castaldo (M5S), l’ossatura della Manovra non cambia.

Conte ha parlato di “clima buono” dopo l’incontro con Juncker. Dopo la bocciatura della Manovra, ci sono margini di ricomposizione con Bruxelles?
“Avevamo detto che l’incontro con il presidente Juncker sarebbe stata un’ottima opportunità di confronto, e così è stato. Il premier Conte ha parlato di un clima sereno e di grande attenzione per il percorso di crescita intrapreso dal nostro Paese. Conte ha avuto anche importanti incontri con gli altri leader europei: c’è grande attenzione nei confronti del governo italiano, e alcuni Paesi, privatamente, appoggiano le nostre posizioni perché sono ben ben consapevoli che quello che sta facendo l’Italia potrebbe imprimere una svolta per l’Unione europea nel suo insieme”.

M5S e Lega hanno ribadito che il problema non sono i decimali. Il Governo potrebbe ridurre il 2,4% del rapporto deficit-Pil finora ha difeso a spada tratta?
“Noi siamo convinti e orgogliosi della nostra Manovra, l’importante è non intaccare la sostanza del provvedimento: reddito e pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero, risarcimenti per i truffati dalle banche. Aspettiamo le relazioni tecniche e poi valuteremo come impiegare eventuali risorse nel piano degli investimenti”.

Ma dopo mesi al grido “la Manovra non si tocca”, sforbiciando la soglia prevista del 2,4%, non temete che al vostro elettorato arrivi un messaggio tipo “abbiamo scherzato”?
“No, questo è il primo Governo nella storia recente della Repubblica che realizza quanto promesso in campagna elettorale dalle forze di maggioranza. Prima accadeva l’esatto contrario. L’Italia merita di crescere con un ritmo molto più alto che nel passato, ricordiamo che i fondamentali della nostra economia sono solidi. Non possiamo ridurre il dibattito a un mero scontro di decimali”.

Le prossime Europee sono percepite come un evento epocale. Di Maio si è detto certo che a maggio Juncker, Moscovici & C. saranno rispediti a casa dagli elettori. Ma basterà cambiare gli uomini per costruire un’altra idea di Europa?
“I cittadini alle elezioni europee faranno sentire chiaramente la loro voce e ci diranno, una volta per tutte, cosa pensano delle politiche di austerità e dei conflitti di interesse. Nuovi uomini sì, ma soprattutto vicini ai cittadini e attenti alle loro priorità: solo da questo può partire un’Europa del cambiamento”.

I sondaggi dicono, però, che i partiti tradizionali avranno ancora la maggioranza. Ci toccheranno altri 5 anni di austerity?
“Questo lo vedremo a maggio, ma i cittadini sono ben consapevoli che le politiche fin qui adottate non hanno funzionato. Non a caso i partiti di Moscovici e Dombrovskis hanno subito dei veri e propri tracolli”.

Il Governo Conte ha infranto il tabù delle alleanze politiche con altri partiti, fino a qualche mese fa rifiutate dal M5S. Le sdoganarete anche in Europa, magari dopo le elezioni?
“Il governo non si regge su una alleanza politica, ma su un contratto di governo concreto e ben preciso. Noi e la Lega restiamo forze politiche diverse e alternative. Anche se il Parlamento europeo ha regole non paragonabili a quelle di un Parlamento nazionale, noi abbiamo sempre dialogato con tutti e puntiamo con convinzione a essere l’ago della bilancia della prossima legislatura”.

Se dovesse riassumere l’attività svolta all’Europarlamento, quale impronta lascia dopo cinque anni il M5S in Europa?
“Credibilità. Siamo entrati cinque anni fa e ci trattavano come alieni. Io e tutti i miei colleghi ci siamo messi fin da subito a lavorare, e giorno dopo giorno abbiamo conquistato il giusto rispetto guadagnato sul campo. Anche la mia elezione alla vice presidenza del Parlamento europeo testimonia la credibilità e il rispetto verso il nostro lavoro”.

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