Nostri schiavi per due euro l’ora. Troppo comodo far finta di nulla. Solo a Gioia Tauro 3.500 i dannati della terra. Il 67% delle vittime di sfruttamento è donna

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Maria (nome di fantasia) è una bambina nigeriana di 13 anni. È arrivata in Italia a bordo di uno dei tanti barconi che solcano le acque del Mediterraneo.  Le avevano fatto credere che avrebbe potuto “realizzare il suo sogno, quello di una vita migliore” e così era partita dalla Nigeria. Prima di intraprendere il lungo viaggio, le erano state date precise indicazioni che avrebbe dovuto rispettare. Tra le altre, che sarebbe dovuta fuggire dalla struttura di accoglienza dove sarebbe stata collocata dopo lo sbarco e contattare subito la persona che le aveva pagato il viaggio. Maria aveva così attraversato il deserto in direzione Libia, subìto più volte violenza da parte di uomini. Poi il terribile viaggio in mare. Fino in Italia, dove aveva dichiarato di avere 21 anni. Infine, la fuga dal centro di accoglienza. E lì il suo sogno si è infranto: per lei non ci sarebbe stata vita migliore. Era stata venduta dal fratello alla maman (la donna che fa spesso da tramite per lo sfruttamento, ndr) e ora doveva prostituirsi. Solo dopo mesi e mesi Maria è riuscita a salvarsi: ha finto uno svenimento, è stata soccorsa e portata in ospedale. Quella di Maria è il dramma di tante ragazze e donne vittime di tratta. Difficile avere il numero complessivo degli schiavi del terzo millennio, essendo un fenomeno sommerso. La commissione parlamentare Antimafia parla di oltre 30mila vittime in Ue. In Italia il numero totale di vittime registrate è salito da 1.624 a 2.381, “il numero più alto rispetto ai 27 Stati membri Ue”. Clamorose anche le stime per sesso ed età: le donne rappresentano il 67% delle sfruttate, gli uomini il 17%, le ragazze il 13 e i ragazzi il 3. La maggior parte (69%) delle vittime sfruttata sessualmente, il 19% in campo lavorativo ed il 12% è vittime di altre forme di sfruttamento (prelievo di organi).

Vittime nei campi – Non c’è, dunque, solo la prostituzione. Molti, minori e non, vengono sfruttati negli autolavaggi, nelle pizzerie o anche nelle imprese edilizie gestite da connazionali. Secondo quanto denunciato da Save The Children, negli autolavaggi i ragazzi lavorano 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno a fronte di un compenso compreso tra i 2 e i 3 euro all’ora. A Torino e a Roma molti ragazzi egiziani lavorano anche su turnazioni notturne nelle pizzerie, nelle kebabberie e nelle frutterie per compensi che di rado superano i 300 euro mensili. E poi c’è la terribile piaga del caporalato, come dimostrato dai dramamtici fatti del fine settimana. Nella piana di Gioia Tauro, sono circa 3.500 i “dannati della Terra”, come denunciato dai Medici per i Diritti Umani in un recente report, che vivono in casolari abbandonati, sprovvisti di luce e acqua. Come Soumaila Sacko ce ne sono  tanti. David era un minorenne ghanese. Dopo aver ottenuto lo status di rifugiato in Italia, si è trasferita a Rosarno nel 2009 per trovare lavoro come raccoglitore di frutta. Il suo caporale lo ha portato in un campo, dove alcuni animali erano tenuti in un granaio. Lì avrebbe dormito: in un fienile, sena tetto e pavimentazione, né acqua o bagno. David doveva toelettare gli animali ogni mattina all’alba; alle 7 il caporale lo accompagnava in un agrumeto, dove doveva raccogliere frutta. David ha dovuto lavorare in tutte le condizioni meteorologiche e ha avuto solo una pausa di 30 minuti durante il giorno. Ogni notte veniva riportato al granaio. Ha lavorato 7 giorni alla settimana e ha pagato, lui al caporale, 20 euro al giorno per il primo mese. Dopo il secondo mese, ha “guadagnato” 150 euro. In nero. Finché non è riuscito a fuggire. Almeno lui.

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