Onorevoli alla carica della Privacy. In corsa Legnini, La Russa & Co. In 510 hanno inviato i curriculum a Camera e Senato. Tra loro pure ex sottosegretari e dirigenti ministeriali

di Carmine Gazzanni
Politica

Più del Parlamento potè il Collegio del Garante per la Privacy. Sarà l’autorevolezza del ruolo istituzionale, sarà il mandato di ben sette anni, sarà (perché no) lo stipendio da 160mila euro per i tre membri del Collegio e i 240mila euro spettanti al presidente, ma in questi giorni tra Camera e Senato sono piovute oltre 500 candidature per l’elezione dei nuovi membri dell’Authority. Un numero certamente elevato se si considera che alla fine soltanto quattro profili saranno selezionati (due da Montecitorio e due da Palazzo Madama). E la particolarità è che, accanto ad altissimi profili di giuristi e accademici (da Guido Scorza a Fulvio Sarzana fino a Vincenzo Zeno Zencovich), a dirigenti ministeriali come Pietro Cucumile e dirigenti già in forza all’Authority come Giuseppe Busia, spiccano anche onorevoli in carica ed ex parlamentari che hanno deciso di tentare quest’insospettabile salto.

L’ESERCITO. C’è da dire innanzitutto che la lista dei candidati era già chiusa a giugno. Ma, complice la crisi di Governo, i termini per avanzare il proprio nome sono stati riaperti e chiusi solo di recente. Nel nuovo, lungo elenco compare, ad esempio, Ignazio La Russa, senatore di Fratelli d’Italia ed ex ministro della Difesa (oltreché deputato per 7 legislature). Certo: essendo La Russa anche avvocato ha tutte le carte in regola e le competenze per candidarsi al Collegio del Garante per la Privacy. Appare, tuttavia, quantomeno particolare che chi dovrà votare per l’elezione dei membri sia anche candidato. Simile insolita situazione vivrà anche Giovanni Legnini (nella foto): pur non essendo oggi deputato, è il nome che il centrosinistra ha candidato alla presidenza della Regione Abruzzo alle scorse elezioni soltanto pochi mesi fa, dopo essere stato senatore, deputato, sottosegretario e vicepresidente del Csm.

Ma Legnini non è solo. Tra gli ex onorevoli che hanno inviato la propria candidatura c’è anche Doris Lo Moro, senatrice del Pd nella scorsa legislatura e magistrato; Giuseppe Stefano Quintarelli, eletto deputato nel 2013 con Scelta Civica, la lista messa su da Mario Monti; e Paola Balducci: avvocato, certo, ma anche assessore alla Regione Puglia nel 2005 e, soprattutto, deputata dei Verdi dal 2006 al 2008 e componente laica del Csm fino a pochi mesi fa (settembre 2018). Senza dimenticare, ancora, il calabrese Bruno Censore, deputato sempre col Pd nella scorsa legislatura.

PURE L’EX GIALLOVERDE. Come detto, però, la lista è molto lunga. E non si trovano ovviamente solo parlamentari di questa o delle passate legislature. Stupisce, ad esempio, che tra le new entry ci sia anche Salvatore Barca, fedelissimo di Luigi Di Maio che l’ha nominato segretario generale al ministero dello Sviluppo economico. Tra i nomi, ancora, spicca quello di Luciano Barra Caracciolo, fino a pochi mesi fa sottosegretario agli Affari europei con il Governo Conte 1. E qui la particolarità è “cronologica”: la sua candidatura non risale ad oggi (non ci sarebbe stato nulla di strano essendo Caracciolo non più in carica), ma a quando il giurista e politico ricopriva ancora un ruolo nell’esecutivo gialloverde. Insomma, ce n’è per tutti in questo infinito elenco sul quale ora il Parlamento dovrà cominciare a lavorare. Sperando che prevalga, a prescindere dai curricula e dalle provenienze professionali, il merito e non le amicizie. Il cambiamento, d’altronde, comincia anche da qui.

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