Ora il rischio è che l’Isis si allei con le mafie. Razzante: “Un filo sottile lega il fenomeno migratorio al terrorismo”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

L’inchiesta della Dda di Palermo dimostra quanto il Centro ricerca sicurezza e terrorismo dice da tempo: l’Italia resta un Paese sensibile. A dirlo è il presidente del Crst e uno dei massimi esperti di terrorismo e criminalità organizzata, Ranieri Razzante: “Non bisogna dimenticare che c’è un filo sottile che lega il fenomeno migratorio al rischio terrorismo”.

A quanto pare non c’è da star tranquilli.
“Non bisogna fare facile allarmismo. Ma una cosa è certa: l’Italia resta un Paese a rischio”.

Quanto possono influire i flussi migratori?
“Tanto, come rivela l’inchiesta. Quello dell’immigrazione è un veicolo. Certo, parliamo di una minoranza rispetto ai tanti che fuggono dalla guerra, ma resta comunque un veicolo. Anzi, oserei dire che il pericolo per il nostro Paese potrebbe aumentare”.

In che senso?
“La politica di blocco degli sbarchi ha portato a importanti risultati. Va dato atto al Governo e alle forze dell’ordine che si è finalmente compreso come l’immigrazione sia legata al business degli scafisti”.

Ma…?
“La politica degli sbarchi sta funzionando, questo dà fastidio sia alle mafie sia ai terroristi e questo potrebbe rinsaldare i loro legami. Perché ricordiamoci: meno sbarchi significa meno soldi anche per le nostre criminalità organizzate”.

Dunque sposa la politica italiana votata al rigore?
“Assolutamente sì. Certo, dobbiamo essere aperti, ma valutando concretamente il pericolo di favorire le mafie. E questo è un rischio che può risiedere anche in qualche Ong che potrebbe prestare il fianco, in via consapevole o meno, a ‘malintenzionati'”.

Sì all’umanità, dunque, senza tralasciare la sicurezza.
“L’umanità è fondamentale, come lo è la sicurezza. E questa si garantisce con un controllo chirurgico”.

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