Ostia criminale. La legge dell’omertà imposta dai clan: bomba per chiudere la bocca alla pentita che incastrò gli Spada. Dalla Banda della Magliana ai nuovi boss, ecco il risiko del potere sul litorale romano

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Con le sue parole aveva assestato un duro colpo al clan Spada e ora qualcuno vuole tapparle la bocca. Nella notte di ieri un ordigno artigianale è esploso sul balcone di casa dei genitori di Tamara Ianni, la pentita che con le sue dichiarazioni ha contribuito a decapitare il clan egemone di Ostia, danneggiando l’abitazione. Prima il boato che nel cuore della notte ha fatto sussultare l’appartamento, poi il terrore per quell’atto intimidatorio che ha il gusto amaro dell’avvertimento.

Un gesto pericoloso, specie perché insiste su di un territorio flagellato da silenzio e omertà, che rischia di stoppare i tentativi di rinascita del litorale romano. La 29enne, infatti, è proprio la testimone chiave dell’inchiesta che lo scorso 25 gennaio ha portato all’arresto di 32 esponenti del clan. A più riprese la superteste ha spiegato ai magistrati di piazzale Clodio quel mondo da lei stessa vissuto e conosciuto che imbriglia, in una morsa soffocante, la città a due passi dalla capitale. Meccanismi svelati e una lista di nomi del malaffare di Ostia gestito e creato dagli Spada, consegnati ai pubblici ministeri, che inevitabilmente l’hanno messa nel loro mirino. Del resto tra le rivelazioni c’era stata anche quella che spiegava, per filo e per segno, il funzionamento del racket delle abitazioni di Ostia.

Bastava una partita di droga non pagata per far scattare pesanti ritorsioni come l’espropriazione di casa. E la stessa abitazione attualmente in uso a Roberto Spada, sempre secondo il racconto della pentita, sarebbe stata ottenuta proprio con queste modalità. Così pur consapevole dei rischi che avrebbe corso ma nella speranza di fare qualcosa di utile per il proprio territorio, Tamara decideva di cambiare sponda e passare dalla parte della legge. Dal lontano 2016, giorno in cui è diventata una pentita di mafia assieme al marito Micheal Cardoni, quest’ultimo nipote di Giovanni Galleoni detto “Baficchio”, ritenuto uno dei discendenti della banda della Magliana e ucciso a Ostia nel 2011, era finita sotto la protezione dello Stato. Eppure continuava a sentire il fiato sul collo da parte del clan, capace di individuarne la residenza protetta costringendola a cambiare persino città. Una situazione preoccupante su cui è intervenuta anche la sindaca della Capitale Virginia Raggi che, con un post su twitter, ha voluto rinnovare la propria vicinanza e quella delle istituzioni alla vittima della vile intimidazione.

In realtà gli ordigni rudimentali erano due ma alla fine solo uno, composto da due bombole e un petardo, è esploso. La seconda bomba, invece, è stata recuperata per essere analizzata. Per fortuna, complice l’orario dell’attentato, avvenuto alle 2 di notte, nessuno passava sotto il terrazzino e quindi non ci sono state conseguenze peggiori. Un grande spavento che in realtà aveva avuto alcune avvisaglie. Sabato notte, senza nessuna apparente ragione, erano esplosi dei fuochi d’artificio ritenuti più che sospetti. Forse un segnale, come spiegato dagli agenti di polizia, che faceva pensare che di lì a poco qualcosa di grosso sarebbe potuto accadere. Timori confermati anche dalla presenza di un fuoristrada sospetto che era stato segnalato in zona nelle ore antecedenti all’esplosione. Tutti indizi su cui è già al lavoro il procuratore aggiunto Michele Prestipino e che potrebbero portare presto ad importanti novità.

DALLA BANDA DELLA MAGLIANA AI NUOVI RE DI ROMA

In principio è la banda della Magliana a mettere le mani su Ostia. Poi una serie di famiglie e clan, culminata con l’ascesa degli Spada, tutte interessate a conquistare quella che appare come una moderna El Dorado. La storia criminale del litorale romano affonda le proprie radici agli inizi degli anni 80 quando la cittadina conosce un boom edilizio, con contestuale esplosione della delinquenza che vede crescere i propri spazi vitali. Lontano dai clamori della Capitale, il litorale finisce nelle mire di Nicolino Selis e Paolo Frau, ovvero due membri della banda della Magliana che da qui gestiscono i loro affari. Così sotto gli ombrelloni prospera un fiorente mercato della droga, reso possibile dall’instaurazione di rotte intercontinentali di cocaina ed eroina, che attira anche clienti da Roma. Un fiume di denaro che il gruppo legato a doppio taglio ad Enrico De Pedis, il potente boss della Magliana, investe nelle attività commerciali penetrando il tessuto imprenditoriale. Ma il loro regno finisce per sgretolarsi un decennio dopo quando, tra il 1995 e il 1996, la magistratura mette fine alla banda che, colpita al cuore da processi e condanne, oltre che da una faida interna, si arrende all’inevitabile ed inarrestabile declino. Ma il vero spartiacque di questo romanzo noir è l’omicidio di Frau, avvenuto il 18 ottobre del 2002, che apre le porte al clan agrigentino dei Triassi, capeggiato dai fratelli Vincenzo e Vito, interessato tanto al traffico della droga e di armi provenienti dai Balcani, quanto al controllo dei chioschi e delle attività commerciali del litorale. Assieme a loro, sul litorale si affaccia anche il clan dei Fasciani, originario dell’Abruzzo e capeggiato dal boss Carmine, interessato allo spaccio e alle estorsioni. Tra le due famiglie i rapporti si fanno sempre più tesi fino allo scoppio di una guerra, con caduti in entrambi gli schieramenti. A colpire più duro sono gli abruzzesi, forti dell’appoggio di Cosa Nostra e del nascente gruppo degli Spada, che colpiscono al cuore i rivali: Vito Triassi viene gambizzato due volte, nel 2006 e nel 2007, mentre il fratello subisce pesanti intimidazioni nel 2011. Una scia di sangue che attira la magistratura e quindi deve essere stoppata. L’ordine arriva direttamente dal boss Michele Senese, legato alla Camorra, che da il via ad una fragile pax mafiosa.

Eppure tutto cambia di nuovo quando a Roma arrivava il Procuratore capo Giuseppe Pignatone  che da il via ad una serie di arresti illustri. Prima Senese detto “O’ Pazz”, in manette il 27 giugno 2013 insieme ad altre 16 persone, poi al boss Carmine Fasciani e 51 sodali catturati il 26 luglio 2013. Così restano in gioco solo gli uomini di Carmine Spada, detto “Romoletto”, che fino ad ora avevano agito come braccio armato dei Fasciani. Senza più rivali né alleati, l’ascesa è prorompente. Il clan di origini nomadi e imparentato con i Casamonica, si trova così a gestire chioschi, stabilimenti balneari, spaccio, racket delle case comunali, usura ed estorsioni. Un’egemonia che non vacilla nemmeno nel 2014 quando a finire in manette è proprio “Romoletto”. La reggenza passa così a Roberto Spada che, spesso al centro della cronaca, prima per l’appoggio a Casapound poi per la testata al giornalista Daniele Piervincenzi, finisce per riaccendere i riflettori su Ostia. E così per gli Spada si mette male tant’è che, a gennaio scorso, vengono arrestati 32 esponenti con l’accusa di associazione mafiosa.