Patuanelli rovescia il tavolo. Con Whirlpool non si tratta più. Il ministro non cede all’aut aut dell’azienda. E chiede lo stop alla cessione del polo di Napoli

di Nicola Scuderi
Politica

Che non sarebbe stato il giorno della soluzione del caso Whirlpool, lo si era capito da tempo. Ma alzi la mano chi poteva anche soltanto immaginare che l’incontro al ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Stefano Patuanelli e l’amministratore delegato di Whirlpool Italia, Luigi La Morgia, si sarebbe trasformato in un fiasco totale che potrebbe fare storia. Infatti ieri, dopo mesi di tira e molla, c’è stata la rottura, con il ministro grillino che ha letteralmente sbattuto la porta in faccia al manager.

Una brusca interruzione del tavolo, convocato d’urgenza pochi giorni fa a seguito dell’annuncio dell’azienda statunitense con cui aveva dato il via libera alla vendita dello stabilimento di Napoli, che non lascia adito a dubbi sulle intenzioni del governo che, questa volta, è deciso a fare la voce grossa. Infatti il titolare del dicastero, senza giri di parole, ha spiegato a La Morgia che la condizione per tenere aperto il dialogo con il governo è quella di ritirare subito la procedura di cessione che mette a rischio almeno 100 posti di lavoro. Ma c’è di più perché il grillino, prima di voltare le spalle al dirigente di Whirlpool Italia, ha anche preteso come ulteriore condizione di chiedere scusa ai lavoratori, danneggiati dalle scelte dell’azienda, e alle istituzioni con cui era stato stretto un patto di ferro.

BOTTA E RISPOSTA. Incredibilmente, al termine del turbolento tavolo, La Morgia è rimasto tutto d’un pezzo. Anzi dopo l’uscita dal ministero e le prime voci di corridoio su quanto accaduto al Mise, il manager ha provato a ridimensionare la vicenda spiegando che “è stato un incontro costruttivo, durato un’ora” in cui “abbiamo ripercorso tutta la storia del sito” di Napoli. Così, a detta del manager, il ministro “ci ha chiesto quale fosse la nostra posizione e noi abbiamo ribadito che, oggi, l’unica soluzione per salvaguardare i posti di lavoro sul Napoli e procedere con la riconversione del sito”. Peccato che questa ricostruzione è stata smentita a tempo record da una nota del Mise che ha tagliato corto ribadendo: “L’incontro non è stato costruttivo”.

MOTIVO DEL CONTENDERE. Alla base del braccio di ferro tra ministero del lavoro e Whirlpool c’è la decisione dell’azienda di cedere l’impianto nel napoletano in cui lavorano 400 dipendenti. Una decisione dolorosa che sarebbe stata anche comprensibile se non fosse che per scongiurare la perdita di posti di lavoro, nel 2018, l’allora governo gialloverde aveva stretto un intesa con la società statunitense. Un patto messo nero su bianco, con tanto di firma e controfirma, per un piano industriale che prevedeva investimenti per 250 milioni di euro in tre anni e sgravi fiscali con cui rilanciare gli stabilimenti italiani.

PROTESTE A OLTRANZA. Come in ogni crisi che si rispetti, a farne le spese sono le categorie più deboli. Proprio quelle che sono sul piede di guerra e che, tentando di far valere i propri diritti, hanno preannunciato proteste ad oltranza per le prossime due settimane.

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