Pd, per fermare Renzi il Congresso può slittare

di Angelo Perfetti
Politica

di Angelo Perfetti

Fare il segretario e il sindaco insieme? Si può fare, si può fare tranquillamente’’. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, ha ormai rotto gli argini, e parlando con i giornalisti durante un sopralluogo al cantiere del nuovo Parco della musica, alza la posta. D’altronde i sondaggi registrano una sorta di plebiscito sul suo nome, e l’ipotesi elezioni potrebbe non essere poi così lontana. Anzi, più si allontana e più il partito, inteso come nomenklatura, potrebbe riuscire a rioganizzarsi e proporre un nome alternativo per Palazzo Chigi. Meglio il voto subito, dunque, con un Partito democratico praticamente senza alternativa al sindaco di Firenze. Ma Renzi sta crescendo rapidamente, e dalla scuola democristiana recupera il cerchiobottismo. Rispondendo a una domanda sulla tenuta dell’esecutivo Letta il sindaco ha infatti aggiunto: “Il governo non casca; il governo – ha detto – ora va bene così”. Dunque nessuna accelerazione di sostanza, da parte di Renzi, su una possibile alternativa a Letta ma una forte dichiarazione d’intenti sulla guida del partito, a tutti i lvelli e in tutti i ruoli istituzionali. Una posizione che, in mancanza di un outsider credibile, spaventa gran parte del gotha di centosinistra che . nonostante le dichiarazioni ufficiali di Epifani – sta pensando a come far slittare nuovamente il confronto congressuale.

C’è chi dice no
“Io non voglio nessun rinvio del Congresso che deve svolgersi nei tempi giusti e con le regole giuste. Non ho niente da chiedere, voglio esprimere le mie idee”. Cosi’ Pier Luigi Bersani, lasciando la sede del Pd, nega di voler un rinvio del Congresso. L’ex segretario ammette però che a livello politico “saranno mesi complicati”. “Mi auguro che il Congresso possa svolgersi in una situazione politica che permetta una discussione politica seria. Nessuno slittamento, l’assemblea è sovrana e valuterà in ragione della situazione politica”. Anche il ministro Flavio Zanonato inteviene sul Congresso, e lo fa dettando una linea di demarcazione ben precisa: ”Da una parte riconosco a Renzi un grande appeal, un entusiasmo e la capacità di portare gente, non sono così ingenuo da non capire l’importanza di questi valori ma non riesco a pensare ad un partito senza una mediazione e solo leader. Ma ci deve essere in mezzo una parte dirigente che costruisce soluzioni e che trova mediazioni e compromessi”.
Anche il presidente della Regione Lazio scende in campo, e dice la sua: “Sul congresso mi auguro che sia avvii una discussione dove sia chiaro cosa dobbiamo fare e l’ordine del giorno. Dobbiamo fare chiarezza non sui nomi, dobbiamo chiarire come prima cosa le scelte strategiche che il popolo del centrosinistra dovrà fare per trovare un leader che si occupa di organizzare di riorganizzare il Partito Democratico. Solo dopo saremo chiamati a scelta di chi ci dovrà rappresentare”. Sarà, ma con un candidato che raccoglie da solo più di tre quarti del partito sembra più un ragionamento accademico che una strategia politica possibile.

I non allineati
Con i ‘miei’ non allineati ci schiereremo solo dopo aver visto i programmi per il congresso”. E’ netta Alessandra Moretti, leader della componente dem che a Montecitorio conta una quarantina di giovani parlamentari. Rispetto ai posizionamenti in vista del congresso Pd conferma che la ‘sua’ componente dei “non allineati” in questa fase “sta valutando proposte da presentare ai potenziali candidati. Ci schiereremo solo dopo aver visto i programmi che ad oggi passano in secondo piano rispetto ai personalismi e agli individualismi”. Stoccata sull’endorsement di Franceschini a Renzi: “Sto registrando tutta una serie di riposizionamenti che mal si conciliano con il progetto di costituire un nuovo Pd, perché ricalcano le vecchie logiche correntizie finalizzate unicamente all’autoconservazione”.

La tempistica
“Sono convinto che il segretario Epifani abbia dato tempi molto ristretti. Sappiamo che è novembre il tempo in cui bisogna celebrare l’elezione del segretario”. Il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, svela i piani del Pd, salvo controindicazioni. La notizia però non è data col crisma dell’ufficialità, e la scia dunque aperti anche scenari alternativi. “Non togliamo niente – ha aggiunto il ministro – alla sovranità dell’assemblea ma penso che su quel periodo siamo tutti d’accordo”.

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