Pisapia riunisce Campo Progressista a Roma: “No a un’altra Sicilia”. Boldrini caustica: “Per ora non ci sono i presupposti per allearci col Pd”. E Bersani smentisce trattative coi dem. Veltroni: “C’è un clima da Anni ’30”

dalla Redazione
Politica

È caustico Giuliano Pisapia. Che da Roma, aprendo i lavori di ‘Diversa, una proposta per l’Italia’, lo dice chiaro e tondo: “Non vogliamo un’altra Sicilia”. Perciò, ragiona l’ex sindaco di Milano, “dobbiamo imparare dagli errori fatti, non vogliamo altre divisioni, bisogna trovare contenuti e percorsi per un’ampia unità, un Centrosinistra radicalmente alternativo a ciò che è accaduto negli ultimi anni, capace di unire anime, forze, sensibilità diverse e dare una voce a chi non ce l’ha, di dare una casa a chi oggi si sente senza casa”.

Il Rosatellum bis? È una legge “che non ci piace – rivela Pisapia –. Il responsabile di questa legge elettorale è il Pd. Una legge che mal si concilia con gli indirizzi della Consulta. Ma questa è la legge con cui ci dobbiamo confrontare”.

Sul palco della manifestazione romana di Campo Progressista è salita anche la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Di fronte a tante espressioni di indisponibilità, allo stato attuale purtroppo non sembrano esserci i presupposti per un’alleanza con il Pd”, ha detto dopo essere andata all’attacco delle riforme del lavoro che, a suo dire, non hanno portato a cambiamenti così radicali come invece va raccontando la sponda del Pd che fa capo a Matteo Renzi. “Stanno dilagando le nuove forme di caporalato digitale che creano i lavoratori poveri. Il lavoro dovrebbe tirare fuori le persone dalla povertà, non tirarle dentro. Non è stato creato nuovo lavoro – ha detto – ma nuovi lavoretti” coi quali però “non si pagano i mutui, non si riesce a vivere”. Perciò, ha concluso Boldrini, “basta con gli incentivi a pioggia, servono interventi strutturali. Non è tagliando i diritti che ci rimetteremo in carreggiata”.

Insomma, la ricerca dell’unità a sinistra è un cantiere aperto. Nell’edizione di domenica, Repubblica ha raccontato di una presunta trattativa fra Renzi e la sinistra (alias Articolo1-Mdp) per fermare l’avanzata del Centrodestra. Pier Luigi Bersani, leader dei Democratici e Progressisti, però, spegne gli entusiasmi. Su Twitter, citando il titolo di un film di Checco Zalone, chiarisce: “A leggere di questa ‘grande trattativa’ cado dalle nubi”. E domani è il giorno della direzione del Pd, con la minoranza in fermento.

“La sinistra è stata abituata a organizzarsi in una società strutturata. Le fabbriche, i luoghi di lavoro, le sezioni, ora che la società si è disaggregata la sinistra sembra avere perso le parole giuste – ha detto invece Walter Veltroni ospite di In mezz’ora in più (RaiTre) -. Il vero tema di oggi è cosa sarà della democrazia. La sinistra sbaglia quando decide troppo poco, non quando decide”, ha spiegato ancora l’ex segretario dem. “Ho l’impressione che la sinistra in Europa non veda l’effetto anni ’30”.

  • honhil

    Pisapia, Grasso, Boldrini. Al bivio del sono rimasti in tre o si ricomincia da tre. Risolto il dilemma, poi, c’è da cercare i voti. Ma dove? In senato, Grasso, li ha trovati nel Pd. Ed è stato nelle file del Pd che ha conquistato la poltrona di senatore. Alla Camera, Boldrini, invece, c’è arrivata con i voti di SEL. Liquefattosi, nel frattempo. Ma è diventata presidente della Camera, con i voti del Pd. Proprio come lo è diventato Pisapia sindaco di Milano. Questa è la realtà dei fatti. Il resto sono speculazioni. C’è d’aggiungere poi che l’elettorato, intanto, si è spostato verso i pentastellati e verso destra. Si ha quindi l’impressione che gente come Pisapia, Grasso e Boldrini dalla fortuna abbiano già avuto. E che il trio, al momento, non abbia proprio appeal. Pur in questo elettorato molto magmàtico.