Politici trombati, internet usa e getta

di Cecilia Moretti

Dopo tanto cinguettare, il silenzio si fa sentire. Slogan, pensieri in libertà, affondi polemici, sentenze apodittiche, ricette per il Paese rigorosamente in140 caratteri hanno scandito i giorni della campagna elettorale. E leader politici e aspiranti tali, di ogni partito e coalizione, si sono esercitati nella sintesi e nella socialità 2.0, tra faccine sorridenti, punti esclamativi, ammiccamenti più o meno riusciti verso il pubblico “giovane”.
Passato il momento di gloria pre-urne, però, i profili twitter di tanti politici e i loro siti personali sono stati praticamente abbandonati, i pluriquotidiani messaggi interrotti. E senza un saluto o un pensiero consolatorio per i follower e lettori smarriti.
Mario Monti, per esempio, ha esaurito la vena creativa, lasciando dal 27 febbraio @SenatoreMonti senza più niente da twittare. Casini ha dimenticato l’uso del tablet e il suo @Pierferdinando è rimasto senza parole. Gianfranco Fini non ne parliamo, dopo un ultimo messaggio di incoraggiamento e riconoscenza ai suoi militanti, è silenziato dal 21 del mese scorso. Italo Bocchino e Antonio Ingroia non si sono ammutoliti, ma hanno decisamente diluito i cinguettii.
Sarà un silenzio da riposo post fatiche elettorali. Forse c’entra con lo stordimento attonito di fronte a un quadro politico di non facile definizione, probabilmente ha a che vedere con la delusione senza parole per un risultato che non soddisfa. A essere, però, un po’ maliziosi, derubrica anche la tanto esibita attitudine social di molti candidati a una trovata come un’altra per convincere elettori, poco sentita e molto pianificata.
Avvalora questa ipotesi il cinguettare di chi, invece, spera, evidentemente, di poter ancora riscuotere qualcosa in termini di ruoli o incarichi. In questi giorni, infatti, moltiplicano sforzi, commenti e pensieri declinati in esternazioni 2.0 due dei tecnici uscenti più citati dai retroscena dei giornali come possibili riserve della Repubblica o risorse sblocca-stallo. Sono Fabrizio Barca e Corrado Passera, entrambi presentissimi nelle ultime ore, soprattutto con la rivendicazione della loro opera svolta come ministri del governo Monti. Chissà che a loro il comunicare via twitter non porti un po’ più fortuna.

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