Poliziotti e finanzieri alla fame. E la Lega vuol fargli la carità. Disegno di legge per dare il 5 per mille agli agenti. La cura del Carroccio pensata dal senatore farmacista

di Clemente Pistilli
Politica

Non è solo una questione di maglietta o di giaccone. Non sono solo stemmi e alamari da indossare felice come un bambino a cui è stato appena regalato un giocattolo nuovo. Per Matteo Salvini è una questione di cuore. Al Capitano piace da impazzire circondarsi di uomini in divisa, fare selfie con loro e mangiare nelle mense delle caserme. Peccato però che nei quattordici mesi in cui è stato ministro dell’interno tanto amore non lo abbia portato a compiere azioni concrete per consentire alle forze dell’ordine di poter lavorare in modo degno, con i giusti strumenti a disposizione e stipendi accettabili.

Ci ha dovuto pensare il Governo giallorosso appena insediato. Il leader della Lega fa finta di niente e, pronto sempre a indossare qualche pezzo di divisa a lui rimasto in eredità dopo l’esperienza al Viminale, continua con la parola d’ordine “prima i poliziotti”. La soluzione per gli agenti? Far loro la carità. Con tanto di apposito disegno di legge.

LA TROVATA. Dopo aver staccato la spina all’esecutivo gialloverde, Salvini sembra essersi ricordato che dopo tante rassicurazioni qualcosa andrebbe pur fatto per le forze dell’ordine. Dai banchi dell’opposizione la Lega ha così prima presentato un disegno di legge a favore dei vigili del fuoco e ora uno per destinare il 5 per mille alla Guardia di finanza, alla Polizia di Stato, all’Arma dei carabinieri, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco o al Corpo della polizia penitenziaria. Niente a quanto pare per le guardie costiere, che con i soccorsi in mare ai migranti hanno causato tanti mal di pancia al Capitano.

Una norma insomma per fare la carità a chi indossa una divisa. Gli stessi a cui proprio Salvini aveva assicurato miglioramenti sugli stipendi, la carriera e le dotazioni rimasti soltanto uno spot. A presentare il disegno di legge è stato il senatore leghista Gianfranco Rufa, di Veroli, in provincia di Frosinone, un farmacista che cerca il medicinale giusto per curare i mali annosi delle forze dell’ordine dopo aver presentato un altro disegno di legge per legalizzare la prostituzione e riaprire le case chiuse. L’idea è subito piaciuta al Carroccio. Tanto che a quella di Rufa si è aggiunta immediatamente quella dello stesso Salvini e di altri 54 senatori leghisti.

Dopo il 5 per mille destinato alla Chiesa Cattolica, alle Onlus, alla ricerca scientifica, alle università e persino alle associazioni sportive, il Carroccio vuole far arrivare parte dell’Irpef alle forze dell’ordine, “in quanto istituzioni di estrema importanza per il bene della comunità al pari di altre associazioni, bisognose di contributi”. Insomma corpi trasformati dai leghisti in istituzioni e ridotti a soggetti a cui fare l’elemosina. Tutto bene per la Lega pur di garantire sicurezza, “fattore determinante per il rilancio economico del Paese”. Un 5 per mille per “sostenere la democratica convivenza”. Poliziotti e finanzieri possono ormai dormire sonni tranquilli. Per i mali che li affliggono da troppo tempo ora c’è la medicina del verolano Rufa.

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