Una missione su misura per Giovanni Malagò, più donne al Coni

 di Alessandro Barcella

E’ un quadro sconsolante per l’universo femminile. Un pugno nello stomaco, anche perché messo in luce nel giorno in cui la donna andrebbe festeggiata, magari con una buona notizia. Una ricerca del Centro studi Barometro conferma la scarsa presenza delle donne ai vertici di politica, aziende e incarichi di prestigio. Un vuoto che non risparmia lo sport. Con casi eclatanti. Alle Olimpiadi di Londra, su un totale di 292 nostri atleti, il 43% erano donne. Nella sala di comando del Coni, il governo dello sport in Italia, di donne però se ne vedono pochissime. L’organizzazione che ha recentemente rinnovato la governance, con l’elezione a sorpresa di Giovanni Malagò, dal giorno della sua fondazione ha visto succedersi ben 21 presidenti. Tra questi però mai una donna. E non v a meglio nelle singole discipline. Su 45 presidenti delle federazioni sportive affiliate al Coni, solo uno è donna. A sorpresa dunque lo sport è la punta dell’iceberg di un Paese senza pari opportunità.

Nei palazzi del potere si respira testosterone, è sempre stato così. Mai nessuna donna è salita al colle più alto, né mai ha diretto la Cassazione o la Corte dei Conti. Nessuno spazio mai al gentil sesso neanche alla Consulta e in Banca d’Italia, o alla presidenza del Senato. L’eccezione? Due donne diversissime tra loro, ma fornite di quella grinta che è necessaria per arrivare laddove nessun’altra osa: Nilde Jotti e Irene Pivetti, uniche ad aver presieduto la Camera dei Deputati.  Nella storia della nostra Repubblica poi appena due donne sul totale di 33 senatori a vita (Camilla Ravera nel 1982 e Rita Levi Montalcini nel 2001).

La Giustizia? Non si dimostra certo tale, almeno a  guardare i numeri della rappresentanza femminile. Solo due donne su 16 tra i membri togati del Csm, nessuna (su 8) tra quelli laici. Non va certo meglio alla Corte Costituzionale, dove l’unica donna deve confrontarsi con 15 uomini. La finanza è per sua natura esclusiva dei maschi, ed ecco che anche qui troviamo una sola donna sul totale di 11 direttori centrali di Bankitalia. E le Authority? Una disfatta su tutta la linea, con nessun presidente e appena cinque commissarie su 30. Ma dove davvero il nostro Paese si dimostra poco europeo è all’interno di enti ed aziende controllate dal ministero dell’Economia. Le uniche due presenze segnalate dal rapporto, quasi fossero gli avvistamenti dello Yeti, sono quelle di Diana Bracco alla guida di Expò 2015 e di Anna Maria Tarantola (in Rai). Negli altri 12 principali enti esaminati dal Centro Barometro (da Ferrovie dello Stato a Inps, passando per Poste Italiane ed Enav) non si ricorda una sola presenza femminile. Le eccezioni, poche per la verità, ci sono state, e il nostro Paese ha potuto avere due ministri donne  dell’Interno (Iervolino e Cancellieri) e una agli Esteri (Susanna Agnelli, governo di Lamberto Dini). Dopo le eccezioni torna la norma: appena il 7% di ambasciatrici italiane e 24 donne su 105 prefetti. Un guaio che fa lezione. Nelle università ci sono appena cinque donne sul totale di 79 rettori. Di strada per le donne ce n’è davvero tanta da fare.

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