Privatizzazione Sì o No? Atac pronta alla corsa per non perdere il tram. Nella Capitale mancano tre giorni al Referendum. Molto probabile una bassa affluenza

di Mirella Molinaro
Cronaca
Atac

Futuro incerto. Mancano tre giorni al tanto atteso e discusso referendum romano per privatizzare l’Atac. Domenica prossima bisognerà raggiungere il quorum del 33,3% affinché la consultazione sia valida. Ma la partita – oltre che economica, con almeno una decina di società interessate – è anche politica. In attesa di salire a bordo non c’è solo Busitalia spa, società di Ferrovie dello Stato, ma anche le francesi Ratp, Veolia Transdev e Koelis e l’anglotedesca Arriva. Senza dimenticare i consorzi più piccoli, come Roma Tpl Scarl, Sita Sud o la regionale Cotral, pronti ad accordarsi.

Un appuntamento importante ma sul quale i romani hanno saputo e sanno ancora poco. Saranno 2,8 milioni i cittadini capitolini che potranno andare a votare. Ma si teme che molti diserteranno le urne. In concreto su che cosa devono prendere una posizione? Se vogliono mettere a gara i 153 milioni di chilometri totali assegnati ad Atac Spa, società del Comune di Roma che ha sempre ottenuto in affidamento diretto la gestione del trasporto pubblico nella Capitale. Anche perché la storica azienda romana, che è la più grande d’Europa e ha 11mila dipendenti, è da tempo in gravi difficoltà economiche con un bilancio che fa acqua da tutte le parti e che deve fare i conti con 1,5 miliardi di debiti.

Lo stato dell’arte è che la società al momento è stata ammessa al concordato preventivo dal Tribunale fallimentare ed è in attesa dell’assemblea dei creditori. Ma si sta giocando, appunto, anche una partita politica che ha visto scendere in campo diversi schieramenti. Radicali italiani, Radicali Roma e il Comitato “Mobilitiamo Roma” hanno proposto il referendum e sostengono che il Comune potrà comunque mantenere la gestione del servizio e dare il trasporto in concessione, aumentando in questo modo l’efficacia del servizio grazie alla concorrenza.

PERCHE’ SI VA ALLE URNE – A favore del sì ci sono Pd e Forza Italia, contrari il M5S, la Lega, FdI, il Comitato Atac Bene Comune sostenuto da Stefano Fassina e Paolo Berdini, il Comitato “Mejo de no” e i sindacati che si oppongono alla privatizzazione perché temono che il costo del biglietto possa aumentare. Si voterà domenica 11 novembre dalle 8 alle 20 nei seggi normalmente usati per le elezioni politiche. L’elettore dovrà mostrare un documento di identità e la propria tessera elettorale che però non sarà timbrata dagli scrutatori come avviene invece per le altre consultazioni elettorali. Sono due le domande a cui l’elettore è chiamato a rispondere: la prima riguarda l’affidamento dei servizi di trasporto di linea mediante gare pubbliche. La seconda chiede la nascita di nuovi servizi di trasporto collettivo non di linea con app o a richiesta.

COME SI VOTA – Verranno consegnate due schede di colore diverso, una per ciascun quesito. Si vota mettendo una croce sul sì o sul no. Lo spoglio inizierà alla chiusura delle urne. Secondo l’amministrazione comunale per questo referendum consultivo è in vigore ancora il vecchio statuto di Roma Capitale e quindi sarà necessario raggiungere il quorum del 33,3%. Ma il referendum è stato approvato lo stesso giorno del nuovo statuto che non prevede il quorum. Ecco perché il Comitato sostiene che non si dovrebbe raggiungere e si riserva di sottoporre la questione al Tar.

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