Quando il biologico è truccato. Scoperto l’ultimo inganno

di Nicoletta Appignani

Nell’Italia della crisi, c’è chi non arriva a fine mese e chi è disposto a spendere di più, in alcuni casi quasi il doppio, per mangiare biologico. Ma poi l’alimento, sarà davvero “naturale”? Nel nostro paese la spesa per il “bio” l’anno scorso è aumentata del 7,3%, mentre oggi il 75 % degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno una volta al mese. Un segmento di mercato che continua a crescere costantemente, sia in termini di consumi che di fatturato. E proprio per questo suo “appeal”, diventa sempre più spesso bersaglio di frodi e sofisticazioni alimentari. In Italia il comparto “vale” quasi 3 miliardi di euro e cresce costantemente dal 2006 – fa sapere la Confederazione italiana agricoltori – e a livello mondiale il giro d’affari raggiunge quota 55 miliardi di dollari.

Falso “bio”
Proprio ieri la guardia di finanza di Pesaro e l’ispettorato repressione frodi di Roma hanno sequestrato 1.500 tonnellate di mais ucraino, falsamente certificato come proveniente da agricoltura biologica, nonché 30 tonnellate di soia indiana contenente prodotti chimici vietati. Altro che salutare: in un caso si sospetta gli alimenti che contenessero addirittura pesticidi. Un’indagine condotta per diversi mesi e di cui questo sequestro potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Le Fiamme Gialle infatti stanno ancora cercando di capire se in passato sia già accaduto e in quanti paesi gli alimenti siano arrivati. Alimenti che poi sarebbero stati utilizzati soprattutto nel nord Italia, proprio dove si trova la più alta concentrazione di punti vendita biologici: il 65% del totale in Italia. Un caso non isolato, dato che qualche mese fa la Guardia di Finanza di Ravenna aveva già sventato una maxi-truffa relativa a falsa soia biologica proveniente dall’Est Europa e venduta nel nostro paese, nonostante presentasse il doppio degli organismi geneticamente modificati rispetto al limite consentito dalla legge.
In questi casi, ad essere frodati, oltre ai consumatori, sarebbero stati anche i produttori.
“Parte del problema – spiega Enzo Mastrobuoni della Confederazione italiana agricoltori – è nel sistema organizzativo dei controlli. Gli enti privati che svolgono questa funzione vengono formalmente accreditati quando sono in grado di produrre la documentazione necessaria. Ma ci sarebbe bisogno di maggiori verifiche successive. Stiamo assistendo a un’eccessiva moltiplicazione di questi organismi. E non solo nel campo biologico. Una tendenza che ovviamente nuoce alla trasparenza e al controllo”. Mastrobuoni sottolinea poi anche un altro aspetto, riguardante la necessità di un continuo coordinamento tra chi svolge i controlli extra UE e chi poi li esegue all’interno dell’Europa. In modo da garantire un’iter del prodotto.

Alimentazione sana?
Per produrre il biologico si segue un regolamento molto complesso che prevede che non si faccia uso di sostanze chimiche. E la stessa cura viene riservata all’ambiente in cui si trovano allevamenti e coltivazioni. Ovviamente il tutto viene certificato. Ma il biologico è come alcuni se lo immaginano? C’è chi pensa a praticelli verdi e incontaminati, lontani dall’inquinamento, eppure le cose non stanno esattamente così. Mastrobuoni spiega infatti che “non si tratta di un’idea astratta”, anche se le regole seguite sono molto rigide ed viene sempre garantita la massima tutela. Quindi, un basso impatto ambientale e cibi naturali.
“Mi sta bene il fine della tutela ambientale. Purché non dicano che l’alimento biologico è più sicuro degli altri” commenta invece Agostino Macrì, collaboratore dell’Unione nazionale consumatori ed ex direttore dei servizi veterinari dell’Istituto Superiore di Sanità.
I produttori del settore, ci spiega, guardano soprattutto l’aspetto della contaminazione chimica, trascurando però quella microbiologica, dalla quale derivano le infezioni alimentari.
“Il latte crudo, anche se biologico, è molto pericoloso, perché gli ispettori verificano solo la contaminazione chimica. È una tutela ambientale ma priva di maggiore sicurezza alimentare. La gallina, per esempio, è un animale che mangia ogni cosa. Se ci sono contaminazioni, le assorbe. Se ci sono batteri, idem. Per questo nelle uova biologiche, non essendoci controlli, il rischio di trovare la salmonella è maggiore”.
Il timore è immediato, ma Macrì rassicura: basta cuocerle.

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