Quando la violenza lascia Segni indelebili. Un terribile colpo di Stato in Sud America e un amore rotto dal cinismo della storia nell’ultimo romanzo di Visone

di Carmine Gazzanni
Cultura

“Non sono tornato in questo paese per caso, per una scelta capricciosa, e neanche per un improvviso attacco di nostalgia. Sono qui perché quando accaduto in un altro tempo non è ancora morto. Il passato, quel passato, continua a vivere e a dare frutti nel presente”. Immediati tornano alla mente i versi del Faust: “Tutto ciò che trascorre rimane come un’impronta”. Perché sono Segni. Segni indelebili. Esattamente come nel romanzo di Andrea Edoardo Visone (Lepre Edizioni, pagg. 157).

Lo scrittore, in questa storia che cattura, contorce, terrorizza e commuove, mescola fatti storici verosimili che restano fissi sullo sfondo della storia. Ma la storia dialoga con i personaggi, a tal punto che finisce con influenzare le loro sorti, stravolgerle, fino a farle ricongiungere in un epilogo inaspettato. Leggere “Segni indelebili” lascia il segno. Specie in questi giorni in cui assistiamo alle sorti del Venezuela, passato da un governo dittatoriale a un altro imposto dall’alto e da paesi esteri. Sembra quasi che il racconto di Visone – ambientato in un paese dell’America del Sud negli anni ‘70 – possa tranquillamente rappresentare la Caracasa di oggi. Con le sue periferie affamate, i suoi quartieri simil-borghesi, la sua gioventù rabbiosa e pronta a tutto pur di fare in modo che il destino non venga calato dall’alto e imposto con armi e violenze, ma scelto democraticamente dal popolo. In questo crede la bella Camila Sanchez-, nonostante provenga da una famiglia borghese.

Il romanzo prosegue, si sposta in avanti di 45 anni, avvolge il lettore. Che si immedesima nella rabbia mista a rancore del protagonista: dopo l’improvviso colpo di Stato perderà la sua Camila. Finché, ormai in pensione, l’ormai ex diplomatico protagonista di questo avvincente romanzo, decide di tornare in America del Sud. Per mettersi sulle tracce di Camila, per capire cosa le sia successo, se è viva oppure se è stata giustiziata dall’esercito statunitense. Lo scontro con la realtà rivela quanto profonde possano essere le ignobili violenze di una guerra, dove salta ogni regola, giuridica e morale, dove la donna diventa oggetto di sfogo e crimine. E pure chi, da diplomatico, ha vissuto quei giorni, non può neanche immaginare a che punto si possa arrivare.

Il protagonista lo scoprirà solo dopo 45 anni. Ma scoprirà anche che, nel frattempo, Camila è laicamente risorta, ha trovato il suo riscatto e la sua catarsi in quell’impegno sociale e civile che nemmeno la più crudele delle violenze può spegnere. Eccolo lì, allora, l’Angelo degli ultimi. Ma i segni delle violenze della storia non si cancellano. Restano indelebili. Ci si può convivere. Perché se è vero che la Storia cambia i nostri destini, è altrettanto vero che siamo solo noi i protagonisti della nostra storia.