Quattro condannati tra cui l’ex presidente Fornasari e 26 rinvii a giudizio per il crac di quella che fu Banca Etruria

dalla Redazione
Cronaca

Quattro condanne in abbreviato per il crac di quella che fu Banca Etruria. Il gup di Arezzo, Giampiero Borraccia, ha condannato a cinque anni in primo grado sia l’ex presidente Giuseppe Fornasari (nella foto) che l’allora direttore generale Luca Bronchi, entrambi imputati del reato di bancarotta fraudolenta. Due anni è la pena inflitta al vice presidente Alfredo Bronchi, anch’esso accusato di bancarotta fraudolenta, mentre solo un anno è stato disposto nei confronti del consigliere del consiglio di amministrazione Rossano Soldini a cui era contestato il reato di bancarotta semplice.

Accolta quindi sia la ricostruzione dei fatti, operata dal pool di pubblici ministeri coordinati dal Procuratore capo Roberto Rossi (nella foto a destra), che sostanzialmente le richieste di condanna. I legali, invece, avevano chiesto l’assoluzione per i loro clienti e, dopo la lettura del dispositivo, non hanno escluso la possibilità di ricorrere in Appello previa lettura delle motivazioni della sentenza.

Nella stessa udienza, inoltre, il giudice Borraccia ha rinviato a giudizio gli ulteriori 26 imputati, tra cui l’ultimo presidente Lorenzo Rosi e alcuni consiglieri di amministrazione di Banca Etruria, che dovranno affrontare il processo ordinario e senza beneficiare degli sconti previsti dai riti alternativi. Durante la lunga e dettagliata requisitoria del pubblico ministero Andrea Claudiani, sono state ripercorse tutte le attività che avrebbero causato il dissesto finanziario, tra cui l’acquisto di uno yacht a Civitavecchia, per il relais San Carlo Borromeo e le vicende collegate al finanziere Alberto Rigotti.

Secondo la tesi dell’accusa, così come riconosciuta dal gup di Arezzo, è che all’interno dell’istituto esistesse un gruppo ristretto di persone, definito un governo ombra. Quest’ultimo organo fittizio, ovviamente senza averne titolo, prendeva le decisioni dell’istituto, tagliando fuori dai giochi il Cda a cui competeva la sola ratifica delle decisioni già stabilite.

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