Calabria, assunzioni fuori controllo in Regione. L’ufficio stampa è illegittimo

In Calabria negli uffici stampa di Giunta e Consiglio regionale funziona così: vieni assunto senza concorso pubblico, con uno stipendio medio annuo che può arrivare tranquillamente a 80mila euro e, casomai, senza nemmeno essere dipendente regionale nonostante la nomina sia rivolta soltanto, appunto, ai dipendenti interni. Non solo: mettiamo caso che il ministero dell’Economia rilevi tutte queste irregolarità, meglio chiudere gli occhi e far finta che mai nulla sia successo. Insomma, per riprendere il noto slogan pubblicitario, in Calabria “nulla è impossibile” perché tutto è ammesso.

IL CAPO UFFICIO
Parrebbe l’inverosimile. E allora, per capire quanto tutto sia reale, partiamo da un nome: Oldani Rocco Mesoraca. Con il decreto del 27 gennaio il governatore Mario Oliverio lo nomina capo ufficio stampa della giunta regionale. Fin qui nulla di strano. Anzi: Mesoraca è per così dire la classica figura “evergreen”, avendo lavorato nell’ufficio stampa (come vice capo) anche con le precedenti legislature di Agazio Loiero (centrosinistra) prima e Giuseppe Scopelliti (centrodestra) poi. Oliverio, dunque, non fa altro che promuoverlo a capo ufficio. Peccato, però, che come denunciato dal senatore M5S Nicola Morra in un’interrogazione presentata in questi giorni, più di qualcosa non quadra. Il motivo va ritrovato nel fatto che, secondo i canoni dello “spoil system”, la nomina era rivolta ai dipendenti interni, cui si chiedeva una manifestazione d’interesse. A presentare domanda anche Mesoraca. E qui l’inghippo: Mesoraca, infatti, non risulta affatto tra i dipendenti della Regione. O, meglio, non risulta più. Lo era. Fino al 1995. Ma come? – si dirà – E gli incarichi precedenti sotto la gestione Loiero e Scopelliti? Ecco il punto: Mesoraca è stato sempre confermato capo ufficio stampa, pur non essendo dipendente, esattamente da 20 anni. A riprova di quanto detto, ecco spuntare una relazione, che La Notizia ha visionato, firmata da Gaetano Mosella, ispettore del Ministero dell’Economia, risalente a febbraio 2014. In un passaggio ecco quanto si dice a proposito di Mesoraca: “appare palesemente illegittima tale assunzione effettuata in violazione della norma fondamentale in tema di accesso al pubblico impiego prevista dall’art. 97 della Costituzione (appunto perché dimessosi in passato, ndr)”. Insomma ricapitolando: nonostante, per dirla con Mosella, l’assunzione fosse già “illegittima”, Oliverio ha deciso comunque di premiare Mesoraca.

15 MILIONI ILLEGITTIMI?
C’è da stupirsi? Probabilmente no. Qualche mese fa a presentare un esposto alla Procura e alla Corte dei Conti era stata un’altra deputata pentastellata, Dalila Nesci, chiedendo accertamenti. Il motivo risiedeva nel fatto che, nonostante la relazione elencasse la bellezza di 32 nomine dirigenziali illegittime in Regione (tra capi dipartimento, dg e, manco a dirlo, ufficio stampa) per un totale di 15 milioni di euro euro di importi illegittimi per gli emolumenti ricevuti da costoro, nessuno ha mosso un dito. I soldi non sono stati chiesti indietro a nessuno, ma anzi molti di questi sono ancora beatamente seduti sui loro scranni.

AVANTI UN ALTRO!
Un esempio su tutti? Prendiamo, ancora una volta, l’attuale ufficio stampa. Se Mesoraca è stato nominato capo ufficio stampa della giunta, in cinque cureranno la comunicazione del Consiglio regionale. Chi sono? Eccoli: Romano Pitaro, Gianfranco Manfredi, Cristina Cortese, Laura Lombardo e Filippo Diana. Teniamoci forte: di tutti, nessuno escluso, parla la relazione Mosella contestando anche per loro gli emolumenti presi nel periodo 2008-2012, per una serie di presunte illegittimità riconducibili all’assenza di concorsi e a continue proroghe. A Pitaro si contestano 997mila euro, a Diana 450mila, a Cortese 433, a Lombardo 447 e a Manfredi la bellezza di oltre un milione di euro. Per inciso: la relazione del Mef analizza gli incarichi fino al 2012. Ergo: gli emolumenti contestati salgono e non di poco, arrivando fino ad oggi e continuando ancora.

 

Tw: @CarmineGazzanni

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