Restituire sovranità al popolo. Così parte la Terza Repubblica. Parla il ministro Fraccaro: “È la riforma del cambiamento”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Con queste riforme gli italiani non saranno più semplici elettori da convincere ogni cinque anni, ma diventeranno i veri depositari della sovranità che, come recita la Costituzione, appartiene al popolo”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, percorre con passo deciso i pochi metri che separano Palazzo Chigi dalla sala stampa di Montecitorio. Dove ha appena finito di presentare, insieme al vicepremier Luigi Di Maio e ai capigruppo di Camera e Senato di M5S e Lega, le proposte di legge costituzionale della maggioranza. “Con queste riforme entriamo nella Terza Repubblica”.

Mettere le mani sulla Costituzione non ha portato bene a chi ci ha provato prima di voi. Ne sanno qualcosa Matteo Renzi e Maria Elena Boschi…
“Noi abbiamo optato per una proposta diversa, tanto nel merito quanto nel metodo”.

Diversa nel metodo in che senso?
“Chi ci ha preceduto ha peccato di protervia e di eccesso di autoconsiderazione. Presentandosi dinanzi ai cittadini con proposte omnibus e costringendoli, con il referendum, ad esprimersi allo stesso tempo su cose positive e negative. Ma i cittadini non ci sono cascati e non hanno ceduto al ricatto del prendi tutto o niente”.

Mi pare di capire che non commetterete lo stesso errore…
“Noi presenteremo ai cittadini proposte diverse, puntuali e omogenee. Nel caso ci fosse un referendum, cosa che ovviamente non temiamo affatto, agli italiani non chiederemo di tagliare il numero dei parlamentari consegnando, contemporaneamente, il Senato nelle mani ai consiglieri regionali col doppio lavoro come accaduto con il ddl Boschi. Noi diremo ai cittadini. ‘Volete tagliare il numero dei parlamentari?’. Punto e basta. Insomma, non ci saranno trappoloni come capitato nella precedente legislatura”.

Modifiche mirate, quindi, anziché riforme rivoluzionarie?
“La Costituzione non deve essere stravolta. E’ una materia da maneggiare con cautela. A differenza di chi ci ha preceduto il nostro obiettivo è intervenire toccando la Carta solo dov’è necessario correggerla”.

Lei ha detto: con queste riforme si entra nella terza Repubblica. Cosa cambia rispetto alla seconda?
“Cambia che, grazie a queste riforme, nella Terza Repubblica gli italiani non saranno più trattati come semplici elettori da convincere ogni cinque anni ma come cittadini sovrani. In questa terza Repubblica le Istituzioni diventeranno espressione di una vera comunità e non più di una ristretta élite. In questo senso queste proposte rappresentano la riforma del cambiamento che incarna alla perfezione lo spirito del progetto politico che ci ha portato al Governo del Paese”.

Meno democrazia rappresentativa con il taglio del numero dei parlamentari, più democrazia diretta con l’introduzione del referendum propositivo. E’ il primo passo verso il superamento del Parlamento?
“Assolutamente no. Democrazia diretta e democrazia rappresentativa non sono in contraddizione ma marciano di pari passo e sono perfettamente compatibili. Come, del resto, dimostra l’esperienza internazionale. Anzi, è un fatto che più forti sono gli strumenti di democrazia partecipativa e diretta, maggiore è la soddisfazione dei cittadini nei confronti dei propri rappresentanti. Che saranno costretti anche in Italia, grazie a queste riforme, a chiedersi cosa vogliono veramente i cittadini”.

Ridurre il numero dei parlamentari vuol dire ridurre la spesa per mantenerli. Quanto contate di risparmiare?
“Passando dagli attuali 945 a 600, tra deputati e senatori, il risparmio è stimabile nell’ordine di 100 milioni di euro l’anno, mezzo miliardo considerata l’intera legislatura. Una riduzione dei costi che va a sommarsi ai 40 milioni l’anno già tagliati dall’Ufficio di presidenza della Camera con il ricalcolo contributivo dei vitalizi ai quali si aggiungeranno altri 16 milioni al Senato”.

Referendum propositivo senza quorum che cancellerete anche, come previsto ora dalla Costituzione, per il referendum abrogativo. Perché?
“Perché in una democrazia non vince il partito del non voto, ma vince la partecipazione. Il nostro obiettivo è quello di responsabilizzare i cittadini, l’esatto contrario di quanto è accaduto fino ad oggi con gli appelli ad andare al mare per limitarne la partecipazione democratica alle scelte fondamentali per la vita del Paese. Per noi democrazia è partecipazione”.